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Joltid, Skype, Volpi: ora tutto è chiaro

La documentazione di accusa con cui Zennstrom e Friis stanno cercando di fermare l'acquisizione di Skype da parte di Mike Volpi contiene tutti gli elementi utili a chiarire una vicenda sempre più complessa. Sta nascendo oggi, infatti, lo Skype di domani

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Dieci documenti rappresentano il filo conduttore che unisce tutte le puntate della strana vicenda che ha portato alle ultime diatribe tra Skype ed i suoi originali fondatori: Niklas Zennstrom e Janus Friis. La documentazione è sufficiente infatti a spiegare le frizioni tra le parti, il ruolo di Mike Volpi, il futuro di Skype e la natura delle denunce in ballo. Ma è probabilmente nei dettagli sul futuro di Skype la notizia di maggior peso che trapela dalle carte giudiziarie.

A pubblicare gli incartamenti è All Things Digital: dieci documenti in tutto, il primo dei quali descrivente nei dettagli le accuse che Zennstrom e Friis muovono contro Volpi. Il testo non fa che confermare le suggestioni che già avevamo suggerito: Volpi è l’elemento chiave che potrebbe consegnare a Skype le chiavi dei propri meccanismi, permettendo al gruppo di svincolarsi dai brevetti Joltid aprendosi a nuovi mercati senza rischi legali ulteriori. Se la manovra andasse in porto, per Zennstrom e Friis si tratterebbe di una grave debacle poiché vedrebbero aggirati i propri brevetti, sminuito il valore della propria Global Index ed annullato il rapporto di partnership fino ad ora detenuto con Skype. Alla luce della nuova documentazione è possibile rileggere le ultime puntate sulla base dei nuovi elementi emersi.

Zennstrom e Friis chiedono esplicitamente che Michelangelo Volpi e la Index Ventures non accedano alla proprietà di Skype per due motivi: in primis perché porterebbero al di fuori di Joost (ove Volpi è stato impegnato fino a poche settimane or sono) i segreti utili a Skype, il che rappresenterebbe una chiara frode della proprietà intellettuale; dall’altra si contesta il dolo della manovra, con Volpi pronto a tramare alle spalle del proprio gruppo fin da inizio 2009. Secondo l’accusa, insomma, Volpi si sarebbe spianato la strada verso la presidenza di Skype, portandosi appresso una cordata di investitori che avrebbero potuto garantire il capitale per la scalata (pg.7):


PI Brief – PUBLIC

La “pistola fumante” è anch’essa pubblica: nel documento, risalente al 23 Febbraio scorso, Volpi spiega i propri intenti con Skype, palesa l’intento di procedere ad una acquisizione che preluderebbe alla sostituzione del cuore P2P del software con un nuovo meccanismo SIP, quindi si candida alla presidenza pur confermando la bontà di Josh Silverman nel ruolo di CEO. Zennstrom e Friis, nella propria documentazione di accusa, spiegano che Volpi ha avuto un ruolo cruciale nel passaggio tecnico di Joost da software P2P a piattaforma web-based (prima della bandiera bianca che ha sostanzialmente posto fine al progetto). La documentazione è chiara e dettagliata: da mesi Volpi avrebbe tramato alle spalle dei fondatori di Joost sfruttando la propria posizione per interessi totalmente al di fuori di quelli del gruppo. Le conoscenze assorbite nel periodo di operatività verrebbero ora usate in modo distorto, portando in Skype quanto Volpi avrebbe dovuto invece conservare all’interno delle mura degli uffici Joost.

Per Zennstrom e Friis trattasi di una azione di difesa del tutto cruciale: se Skype riuscisse nello spostamento del proprio cuore dalla Joltid a SIP (presumibilmente, si è saputo da poche ore, tramite una operazione di acquisto che guarda alle tecnologie Gizmo5), per il software Global Index non resterebbe che cercare nuovi lidi (si ipotizza un ritorno di fiamma nel mondo della musica, ove il software medesimo venne ai tempi inaugurato con l’esperienza Kazaa). Skype, una volta passata la tempesta legale, potrebbe invece iniziare una nuova vita senza più vincoli con i propri fondatori. A Mike Volpi, giudici permettendo, rimarrebbe un ruolo da protagonista: nella cessione firmata da eBay prima, in funzione di Presidente poi.

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