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Perché gli utenti abbandonano Second Life? Ecco qualche ipotesi

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In un precedente post abbiamo analizzato alcuni aspetti legati alla recente tendenza degli utenti ad abbandonare Second Life. Continuando la disamina di alcuni dei motivi che possono giustificare, tra gli utenti digitali, la scelta di social media e social network quali YouTube, Twitter o Facebook in alternativa all’esperienza offerta dal metaverso di Second Life, ecco alcune considerazioni:

1) Second Life è pesante dal punto di vista delle richieste hardware. Facebook & co no.

Mentre tutti i servizi che si stanno diffondendo utilizzano client leggeri, per lo più caricati direttamente dentro il browser di un qualsiasi PC, Second Life richiede l’installazione di un software 3D (tra l’altro terribilmente pensante) da installare su ogni PC. L’attivazione dell’account, la creazione dell’avatar e la gestione dell’esperienza di interazione e controllo del nostro personaggio, per non parlare della creazione di oggetti e isole, sono oggettivamente complesse. Muoversi o interagire nel metaverso sono, per finire, attività che richiedono il 100% dell’attenzione dell’utente; mai provato a mettere SL in background mentre si svolgono altri task come, abitualmente, si fa con Facebook? Con la diffusione di massa di netbook e computer dalle prestazioni limitate, la pesantezza del software SL è un ostacolo notevole.

2) Second Life è “residenziale”. Facebook & co sono anche mobile

Uno dei punti di forza dei servizi che negli ultimi due anni si sono dimostrati più virali e attrattivi per il grande pubblico è la possibilità di sfruttarne le funzionalità, oltre che da qualsiasi PC collegato al Web, anche in mobilità, meglio se con un cellulare. Il caso di Twitter o gli stessi client mobile di YouTube e Facebook fanno capire, soprattutto a chi li ha provati direttamente, quanto poter accedere sempre e ovunque a questi servizi di comunicazione e relazione sociale sia importante. In attesa di un client mobile per Second Life (che se mai arrivasse garantirebbe comunque un’esperienza d’uso davvero “particolare”) e con l’esplosione del fenomeno di Internet in mobilità, il metaverso non si dimostra al passo con i tempi.

3) Second Life è “sincronico”. Facebook & co anche, ma non solo

Per interagire con altre persone in Second Life occorre essere collegati tutti nello stesso momento e trovarsi nello stesso luogo virtuale. La comunicazione sincronica ha diverse potenzialità, ma anche alcuni limiti. Per comunicare in maniera sistematica con avatar controllati da utenti australiani occorrerebbe ribaltare i fusi orari, sempre che ci si riesca a mettere d’accordo preventivamente con altri strumenti come l’email. E-mail che, appunto, deve la sua fortun’alla diacronicità delle comunicazioni: si legge e risponde quando si può. Facebook, saggiamente, offre entrambe le possibilità, con chat in diretta e strumenti per comunicare con i nostri contatti quando si vuole.

4) Second Life è “fuorimoda”. Facebook & co sono sulla bocca di tutti.

Erano ormai due anni che i mass media tradizionali non parlavano più di Second Life. Dalle prime pagine dei quotidiani nazionali ai servizi nei TG dedicati a ogni giorno a Second Life si è passati all’oblio. Oggi YouTube e Facebook sono di moda, non solo se ne parla nei media main-stream, ma spesso di questi media diventano parte integrante, come accade per i video di YouTube utilizzati sempre più spesso dai TG nazionali. Facebook e YouTube, e presumibilmente nei prossimi mesi in Italia anche Twitter, sono ormai passati da fenomeni di costume a “oggetti” mainstream di uso quotidiano.

5) Second Life non è più attraente per le aziende. Facebook & co lo sono più che mai.

Quante aziende hanno costruito cattedrali nel deserto in Second Life abbagliate dalla possibilità di fare marketing di massa a basso costo nel metaverso? Con costi non proprio bassi e la disillusione delle aspettative (forse fomentate da cattivi consiglieri che promettevano mari e monti e non dicevano tutta la verità, per esempio, sui limiti tecnici di Second Life) degli investitori, Second Life non è più la prima scelta di chi vuole fare marketing innovativo. social network, community partecipative e social media sono i cardini su cui si basa il marketing 2.0 di cui ormai tutte le aziende non possono più fare a meno.

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