Digital.it
QR code per la pagina originale
news_593a1ffb0143b404.jpg

Brigate Facebook

Il fuoco incrociato contro Facebook è arrivato al corto circuito definitivo. I gruppi che inneggiano alla violenza si sono moltiplicati sull'onda dell'eco dei media mainstream ed il caso politico diventa un caso sociale. Eppure sarebbe bastato poco...

Facebook ha nuovamente mandato in tilt il sistema politico italiano. La storia è quella di una strumentalizzazione generalizzata, senza bandiere e senza colori, un accanimento politico reciproco che ha utilizzato il social network come clava buona per ogni mano. Il caso è noto ed occupa tutti i tg nazionali: i gruppi anti-Berlusconi nati su Facebook.

Proveremo in questo rapido excursus a spiegare la situazione con un solo interesse: rendere manifesta l’evidenza grottesca di una situazione che sulla strada lascia solo danni:

  1. I fatti
  2. Il corto circuito
  3. La soluzione già c’è

Le verità sul caso sono molteplici, a seconda del punto di vista. Tutti, a loro modo, hanno ragione: il torto sta invece nell’approccio comune, nel guardare il solito dito invece della Luna. Ed è così che le cronache devono registrare anzitutto l’accusa, quella di Angelino Alfano: «La magistratura faccia il proprio dovere indagando, perseguendo e trovando coloro i quali inneggiando all’odio e all’omicidio commettono un reato penale. C’è un tema grande di sicurezza che riguarda la persona del presidente del Consiglio e io ho posto questa questione nel corso del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica che si è svolto al Viminale». La vicenda viene quindi impugnata esplicitamente come motivazione politica dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa: «Sembra incredibile che nessuno dei tanti soloni del politically correct abbia trovato il tempo e l’occasione per stigmatizzare, condannare, protestare o almeno evidenziare il fatto che la predicazione dell’odio nei confronti di Berlusconi abbia prodotto sulla rete la nascita di numerosi forum e pagine di Facebook che inneggiano e auspicano l’assassinio del presidente del Consiglio italiano».

La guerra a Facebook è in realtà una guerra del tutto interna alle dinamiche politiche, con la “sinistra” a combattere una battaglia a tutto campo contro Silvio Berlusconi e la “destra” a difenderne a spada tratta l’immagine. Poi, un’impudenza: un giovane coordinatore di una sezione locale del PD aggiorna il proprio status con un triste «possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi?». Le dimissioni immediate non sono sufficienti a cancellare l’atroce impudenza ed a pochi giorni di distanza è nuovamente Facebook ad offrire uno spunto alla “destra” per opporre argomenti alla pressione anti-premier della “sinistra”: i gruppi anti-Berlusconi sarebbero espressione di un clima di odio che rischia di sfociare in reali azioni violente.

Facebook, nel mezzo, non ha grosse possibilità di svincolarsi dalla bagarre politica. L’Italia dei Valori, nel frattempo, mette le mani avanti: «Siamo d’accordo con il ministro Alfano e sosteniamo la necessità di vigilare su quei siti e quei gruppi che incitano alla violenza e all’odio. Questa vicenda, però, non deve in alcun modo offrire il pretesto per imbavagliare la Rete. Ci opporremo strenuamente a qualsiasi tentativo da parte del governo di censurare il web e di limitare questo spazio di democrazia globale». Il Ministro dell’Interno Maroni, da parte sua, preannuncia seri provvedimenti: «Abbiamo dato disposizioni perché il sito contenente minacce al premier apparso su Facebook venga subito chiuso e denunciati alla magistratura quelli che sono intervenuti. Non credo che esista un paese del mondo dove qualcuno può scrivere su un sito “uccidiamo il premier”. È apologia di reato, anzi peggio. È un problema di cultura: se passa il messaggio che uno può scrivere impunemente queste cose, c’è poi il rischio che a qualcuno venga in mente di metterle in atto».

Se vuoi aggiornamenti su Brigate Facebook inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  1 2 3Pagina successiva »  

  • Giacomo

    Concordo con l’articolo in quasi tutti i punti.
    A mio parere è normale che un politico (o più politici di qualsiasi schieramento) cerchi di avvantaggiarsi sui propri avversari con le affermazioni poco felici espresse dagli oppositori.
    L’articolo cerca di discernere il web dalle calunnie e con questo concordo ma non prenderei troppo sul serio l’uscita dei politici in materia.
    Se è vero che il 45% degli italiani usa internet (ricordiamo che il 30% degli italiani è anziano quindi difficilmente si adatta alle novità), mettere il bavaglio a questo servizio sarebbe darsi la zappa sui piedi.

  • http://www.dariosalvelli.com Dario Salvelli

    Caro Giacomo, ricorderai un caso simile capitato ad Obama:

    http://www.dariosalvelli.com/2009/10/i-di-informatica-ignoranza-italiani

    Tra l’altro, riferendomi all’ultima pagina del tuo articolo a contenuti “inopportuni” che arrivano online ti segnalo questo (ma ce ne saranno milioni simili,il problema è sempre verificare che ci sia l’utente del video dietro l’account): http://ff.im/aiAM7

    Come dicevo tempo fa: chi controlla i contenuti?
    http://www.dariosalvelli.com/2006/11/oltre-la-censura-chi-controlla-i-contenuti

  • http://www.webnews.it Giacomo Dotta

    Non si possono controllare. La community deve valutare l’opportunità. Forse bisognerebbe creare un po’ di buon senso distribuito, questo si.

    Segnalazione opportuna la tua, senza dubbio. Gli strumenti, se usati male, sono pericolosi. Per questo occorre valutare i singoli casi, ma nell’ottica di un senso generale.

    Proprio per questo il discorso aperto dalla politica italiana in questi giorni su Facebook è la cosa più deleteria che potesse succedere.

  • http://www.dariosalvelli.com Dario Salvelli

    @Giacomo: Hai risposto esattamente alla domanda che i politici italiani non vogliono farsi o che sbagliano ad affrontare. E’ una provocazione ma: perchè non chiamare Tim Berners Lee a darci una mano? http://ff.im/aiOAl

    p.s. scusa potresti correggere il tag del commento #2? grazie

  • Turbolax

    L’Italia dei valori dice: “Questa vicenda, però, non deve in alcun modo offrire il pretesto per imbavagliare la Rete. Ci opporremo strenuamente a qualsiasi tentativo da parte del governo di censurare il web e di limitare questo spazio di democrazia globale”

    Questa è gente che merita il mio voto, non certo chi cerca di censurare il web usando scuse futili..

  • http://www.aleantonelli.altervista.org Gabbianone94

    Quoto tutto l’articolo, è la community che deve segnalare, non la finanza che deve censurare.
    E poi io credo che il problema vada risolto alla radice. Se esistono gruppi del genere è perché c’è qualcuno che la pensa in questo modo, e se c’è qualcuno che la pensa in questo modo è perché manca una cultura del rispetto, una cultura della democrazia che dovrebbe essere insegnata dallo stato attraverso la scuola. Risolviamo questo problema e al prossimo cambio generazionale non vedremo più questi gruppi.

  • http://www.aleantonelli.altervista.org Gabbianone94

    * non la postale che deve censurare

  • marisa

    questo e’ un pretesto, vogliono metterci il bavaglio,dobbiamo fare
    qualcosa.
    spero sempre ci pensi DIO e termini il berlusconismo e si possa
    riprendere a respirare aria PULITA.

  • Drake

    Il problema verte in due punti: il web deve essere mantenuto libero oppure no?
    La mia domanda scaturisce dal fatto che l’antiberlusconismo non è l’unico problema del web, anzi, mi stupisce il fatto che vi siano tante indignate impennate istituzionali solo di fronte a questa ennesima manifestazione di odio nei confronti del premier che non si può dire del tutto non fomentata ad arte, mentre non si è gridato più di tanto allo scandalo (da parte sempre delle istituzioni) al continuo sorgere e prosperare di siti razzisti, antisemiti, xenofobi, omofobi, nazisti ed addirittura mafiosi, inneggianti contro Falcone, Borsellino e adesso anche Saviano.
    Di fronte ad una situazione come questa è troppo comodo scaricare tute le colpe in uno strumenco come il web, che appunto essendo uno strumento non è ne buono ne cattivo e lascia grandi margini di utilizzo a chi ne vuole usufruire. Del resto non abbiamo mai sentito i politici che hanno fomentato in maniera strumentale-elettorale il razzismo e la violenza, compresa quella verbale che è tanto cara ai nostri ministri, presidente del consiglio compreso,”Beh, abbiamo esagerato bei toni e nei modi, cerchiamo di recuperare un po di sobrietà per dare il buon esempio…”.
    Le parole e le espressioni del web sono quelle che la gente comune usa nei bar e che i politici e gli opinionisti usano nei talk show e nell’inutile parlamento… quindi, che certe cose vengano dette o no cambia poco: c’è ormai troppa parte di popolo che non si sente rappresentata e prova rabbia, subisce ingiustizia e da lì scaturisce il terribile sentimento di impotenza che li porta a pronunciare frasi impronunciabili. Rendere un web chiuso, filtrato inasprirebbe ancora la situazione della libertà di espressione e di informazione, forzando magri i molti mitomani a passare a vie di fatto. Il web dovrebbe quindi, a mio avviso, essere libero, mentre la politica, specie quella governativa, dovrebbe dare il buon esempio rinunciando a violenza verbale e fisica e cercando di praticare il “buon governo” per tuti i cittadini, anche quelli dai quali non sono stati eletti!

  • -Ste-

    Il primo ad attaccare quotidianamente saviano è emilio Fede, col suo cosiddetto TG. Diretta emanazione del presidente del consiglio.

    Il razzismo esplicito di tanti gruppi viene da alcuni definito pragmatismo. Ed è base del consenso di una componente sostanzaile del governo.

    Tutta qui la differenza: fare un enorme casino sulle chiacchiere da bar (violente e intollerabili, ma chiacchiere da bar) e minimizzare, ignorare o in certi casi lodare la violenza effettiva (fisica e strutturale) di chi può impunemente guidare un assalto ad un campo nomadi (consiglieri di lega e an ad Opera), condividere il clima omofobo, fare leggi discriminatorie e pagare dittatori per esternalizzare reclusione arbitraria e tortura sulla sponda sul del mediterraneo.

    E, data la scarsa alfabetizzazione sui nuovi media e il controllo di quelli mainstream, funziona.

  • Clod

    L’odio che c’è e che si sta manifestando pubblicamente, su Facebook e contro i politici, è odio giusto in quanto il governo è intenzionato a seguire la Francia e imbavagliare la rete sempre di più.
    Di sicuro offendere Berlusconi e incitare alla violenza non è un buon meccanismo per far capire al governo che, problema pirateria e lo strumento come internet,non vanno affrontati solo dalla parte del lobbismo e seguire chi continua ad inneggiare che la rete è un danno per la cultura, perchè se si fanno provvedimenti contro alcuni fenomeni senza conoscere le possibilità, il funzionamento della rete, di cosa è tecnicamente possibile e cosa no in generale, si fanno leggi inutili che tutto fanno tranne che raggiungere lo scopo che si prefiggono.E innescare queste reazioni che, se pur sbagliate, sono la diretta conseguenza di quei provvedimenti legislativi. E l’odio per l’industria, il governo, l’UE con la bocciatura del 138, non fa altro che alimentare un dibattito che è già molto acceso senza che altri mettano altro carbone, con la crescita d’odio che è giunta a livelli molto alti.
    Quel gruppo altro non ha fatto che manifestare l’odio che c’è in moltissime persone perchè, da parte del governo e delle istituzioni, c’è considerazione per l’industria e intende varare provvedimenti liberticidi come la legge francese e sacrificare i diritti di libertà d’espressione e il diritto d’accesso all’informazione.
    Certo, tra questi diritti non deve essere inteso il diritto ad offendere e accusare nessuno, ma una reazione governativa che non sia di parte.
    Siamo arrivati al punto di rottura, siamo giunti al punto che la gente si è rotta di essere maltrattata, che all’industria è concesso sapere la nostra vita privata e noi dobbiamo solo subire. Se si modificano le leggi a vantaggio delle lobby, è chiaro come poi sorgano reazioni come queste.
    Non sono più di tanto stupito, certo è che ora la cosa è pubblica, grazie ai tg.
    E credo che questo dimostra quanto la situazione del dibattito diritto d’autore, P2P, pirateria,industria e leggi repressive sia a dei livelli che hanno generato odio, rabbia e voglia di attaccare.
    Oh si fanno le cose in un certo nel rispetto dei diritti di tutti, o il web può cessare di esistere, come la Costituzione Europea e dello Stato, dove sono lì scritti i nostri diritti fondamentali. Oggi violati da molti individui. Credo che ciò debba far riflettere tutti.

  • ivan

    UCCIDIAMO BERLUSCONI