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Viviane Reding, sogni di broadband

Webnews.it ha intervistato in esclusiva Viviane Reding, Commissario Europeo per la Società dei Media e dell'Innovazione, per parlare di digital divide, Servizio Universale e Banda Larga. E per parlare di Italia dal punto di vista dell'UE

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Servizio Universale

Nei giorni scorsi la Finlandia ha annunciato a sorpresa la volontà di portare la banda larga a tutti i propri cittadini inserendola direttamente all’interno del Servizio Universale. La banda larga, insomma, diventa un diritto: 1Mbit/s entro il 2010, 100Mbit/s entro il 2015. In pochi giorni il Regno Unito ha portato avanti simile promessa: obiettivi limitati rispetto alla Finlandia, ma l’impronta è la stessa. Poche ore più tardi anche Renato Brunetta ha promesso la banda larga per tutti: non si è parlato di Servizio Universale, ma il risultato sarebbe pressoché il medesimo (nel caso italiano, però, non sono giunte spiegazioni circa le modalità con cui si dovrebbe arrivare alla copertura completa).

Webnews.it: La Finlandia prima. Poi il Regno Unito e anche l’Italia. Gli annunci relativi all’inclusione della banda larga all’interno dei regolamenti descriventi il Servizio Universale si rincorrono. È pensabile che la banda larga diventi parte integrante del Servizio Universale? Cosa dovrebbero fare i governi e con quali tempistiche?

Viviane Reding: «In Europa, la Universal Service Directive stabilisce le regole basilari sul Servizio Univesale, garantendo un livello minimo dei servizi per i cittadini così come determina un massimale per gli oneri finanziari che devono essere imposti al settore come fonte di finanziamento per i servizi universali. L’attuale Universal Service Directive 2002/22/EC si limita a prevedere una connessione alla rete con funzionalità di accesso a internet a bassa velocità. L’accesso broadband non è pertanto parte del servizio universale a livello europeo. Gli stati membri, comunque, sono liberi di comprendere il broadband per estendere gli obblighi minimi del servizio universale. In ogni caso ogni indebito onere finanziario associato a queste estensioni deve essere coperto da fondi pubblici, ad esempio tramite una tassazione generale, e non dai player del mercato.

Voi fate riferimento alla situazione in Finlandia e nel Regno Unito. Il Governo UK sta abbozzando la nuova legislazione basata sulla Digital Britain Strategy, che include le disposizioni su servizio universale e broadband (questa legislazione è prossima alla pubblicazione e adozione entro l’inverno). La Finlandia, per contro, ha già adottato nuove regole nazionali in proposito. Le nuove disposizioni per il servizio universale in Finlandia fanno uso della flessibilità concessa dalla Universal Service Directive europea indicando connessioni a 1Mbit/s come servizio universale (partendo nel Luglio 2010). Il Governo finlandese ritiene che questi obblighi non costituiranno un onere ingiusto sugli operatori delle telecomunicazioni coinvolti. Comunque, se l’autorità nazionale riterrà che fosse necessario, i costi associati verranno finanziati da budget generali.

Una volta che l’attuale riforma delle regole sulle telecomunicazioni europee verrà adottata, la nuova Universal Service Directive metterà a disposizione ulteriore flessibilità: gli stati membri potranno decidere a livello nazionale di includere il broadband (tenendo conto delle specificità dei singoli mercati nazionali). In questo contesto gli Stati Membri potranno usare nuovi metodi finanziari indicati dalla Direttiva, includendo la possibilità di istituire un fondo per il servizio universale al quale tutti gli attori del settore devono contribuire.

Ciò nonostante, ci sono altre implementazioni e problemi regolamentativi relativi al servizio universale che necessitano di un dibattito a livello europeo. Per questa ragione, la Commissione Europea organizzerà una consultazione pubblica nel 2010 che sarà seguita da una comunicazione che riassumerà il dibattito. Le proposte legislative potranno quindi far seguito se la conclusione sarà quella per cui la Direttiva necessiti di essere aggiornata».

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