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Anche il Regno Unito adotterà l’Hadopi

Nel Regno Unito sta per vedere la luce una normativa che è destinata a divenire l'omologa inglese dell'Hadopi francese. Dopo una serie di avvisi, infatti, gli utenti coinvolti da file sharing illegale e recidivo saranno tagliati fuori dalla Rete

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Sebbene il termine “Hadopi” sia riferibile soltanto alla legislazione francese, il Regno Unito è pronto ad abbracciare una normativa del tutto assimilabile a quel che oggi l’Hadopi rappresenta a livello internazionale: una legge che avvisa gli scaricatori compulsivi del Web e taglia la connessione in caso di recidiva. La conferma giunge dal Ministro per le attività produttive del Governo inglese, Peter Mandelson.

La strategia che verrà adottata si differenzierà leggermente rispetto ai “tre strike” ipotizzati dall’Hadopi francese. In una prima fase verranno notificate le infrazioni agli utenti, segnalando così (almeno con duplice avviso) le situazioni di rischio ai diretti interessati. In una seconda fase si procede attivamente disconnettendo le utenze recidive. La procedura è nel suo complesso più lunga e ripetitiva, assicurando maggiori garanzie agli utenti, ma il principio è il medesimo: l’abuso della Rete per azioni contrarie alla tutela del copyright implica la disconnessione dalla Rete stessa.

Secondo quanto indicato da Lord Mandelson, l’approvazione della cosiddetta normativa dovrebbe portare ad una riduzione radicale del file sharing (-70%) e se ciò non avvenisse il Governo sarebbe pronto ad azioni incisive nel breve periodo: «È scioccante il fatto che solo 1 traccia su 20 nel Regno Unito venga scaricata in modo legale. Non possiamo sederci e far nulla». Mandelson, al contempo, garantisce gli utenti spiegando che solo quanti continueranno a scaricare in massa verranno avvisati ed eventualmente disconnessi.

I costi dell’operazione dovranno ricadere su Internet Service Provider e detentori del copyright. Immediata e forte, però, la reazione degli ISP i quali non solo considerano eccessiva e scomposta l’azione governativa, ma contestano anche uno scarso impegno da parte di chi dovrebbe essere deputato a trovare nuove forme di licenza per la distribuzione della musica in Rete. Gli ISP, insomma, si spalleggiano quei gruppi «frustrati per le continue difficoltà nell’ottenimento delle licenze necessarie per offrire ai consumatori alternative legali basate sui nuovi modelli di distribuzione online dei contenuti»: in assenza di una alternativa vera, la pressione sul file sharing non è considerata cosa buona per quel che la Rete rappresenta presso gli utenti.

Nel Regno Unito la prima forte pressione per una legge contro la pirateria in Rete giunse da Elton John, il quale si fece portabandiera della rivolta degli artisti contro il Web vedendo nella connessione la prima vera piaga del mercato musicale odierno: «io dico alla gente: uscite, comunicate. Spero che il prossimo movimento musicale demolisca definitivamente Internet. […] Dobbiamo scendere in strada e protestare, anzichè stare a casa sui blog. […] all’inizio degli anni settanta, venivano lanciati almeno dieci nuovi album alla settimana, ed erano fantastici. Ora sei fortunato se trovi dieci album all’anno di quella qualità. Eppure, escono molti più dischi nuovi adesso». Sebbene l’UE si sia opposta più volte alla proposta francese, il cosiddetto Telecom Package non ha oggi ancora trovato un accordo tale da imporre le regole comunitarie al settore e ne consegue un vuoto legislativo che, ad oggi, lascia libertà di azione agli stati membri. L’orientamento dell’UE è però chiaro e solo una “Hadopi” in grado di garantire in pieno i diritti degli utenti potrà trovare il placet delle istituzioni comunitarie.

I primi blocchi potrebbero aver luogo nella seconda metà del 2011. Gli utenti disconnessi avranno a disposizione 20 giorni per presentare il proprio ricorso in appello presso una entità indipendente che verrà nominata dall’Ofcom e, almeno fino all’audizione, la disconnessione non verrà tecnicamente avviata. Il tutto emerge a pochi giorni dall’approvazione definitiva dell’Hadopi in Francia e potrebbe a questo punto anticipare ipotetiche omologhe proposte in altri paesi dell’UE.