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Microsoft premia Vista: molto più sicuro di XP

Il volume 7 del Microsoft Security Intelligence Report fotografa lo stato di salute dei sistemi informatici di tutto il mondo sottolineando i grandi passi avanti compiuti da Windows Vista rispetto a XP e rimarcando i rischi che corre il mondo enterprise

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Il nuovo Microsoft Security Intelligence Report (SIRv7) è un report estremamente corposo con il quale Microsoft intende fotografare l’andamento delle minacce per la sicurezza informatica in tutto il mondo. Il gruppo ha preso a cuore il problema ormai da tempo, identificando nei pericoli gravanti sull’ecosistema Windows la peggior piaga per il proprio mercato. Con Vista si son fatti notevoli passi avanti, ma la sicurezza rimane un concetto relativo che può essere affrontato solo in modo multiforme, con software di controllo, con sondaggi di monitoraggio e con l’educazione dell’utente finale. L’ultimo report fotografa le dinamiche del malware degli ultimi mesi partendo anzitutto dai dati raccolti dal Malicious Software Removal Tool su 450 milioni di Pc in tutto il mondo.

«Il volume 7 del report sullo stato della protezione Microsoft offre una descrizione dettagliata dei malware e software potenzialmente indesiderati, gli exploit software, le violazioni della protezione e le vulnerabilità software (sia Microsoft che di terze parti). Le conclusioni di Microsoft si basano sull’analisi dettagliata degli ultimi anni, con una particolare attenzione al primo semestre 2009». Il SIRv7 sottolinea anzitutto la forte presenza di Conficker in ambito aziendale. Un worm che in ambito consumer non compare neppure tra le prime 10 minacce, in contesto enterprise è invece una minaccia primaria a causa della più lenta diffusione degli aggiornamenti di sicurezza. Ma il report premia anche tre paesi particolarmente virtuosi nella battaglia al malware: Giappone, Austria e Germania, infatti, hanno implementato sistemi di sicurezza validi che hanno permesso all’ecosistema informatico nazionale di tenere basso il livello di infezione, ed in tutti i casi è soprattutto la collaborazione con gli ISP a determinare i maggiori risultati.

Ogni paese, però, risulta avere dinamiche proprie specifiche (frutto della combinazione di parametri variegati quali «disponibilità di connessioni Internet a banda larga, l’uso di software non originale e la percentuale di computer gestiti in ambienti aziendali»): «Negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Francia e in Italia i Trojan hanno rappresentato la categoria di minacce più diffusa; in Cina hanno prevalso minacce basate su browser specifiche della lingua cinese; in Brasile si è registrata una diffusione di malware indirizzati alle attività di Internet banking; in Spagna e Corea hanno prevalso i worm, in particolare minacce indirizzate agli utenti di siti di gaming online». In Italia, in particolare, Microsoft ha identificato ripulito il 21.9% in più di pc infetti.

Incidenza del malware sui sistemi operativi MS

Incidenza del malware sui sistemi operativi MS

Come in evidenza nel grafico precedente, lo stato di aggiornamento del software è un elemento imprescindibile in questa valutazione, e l’uso di un sistema operativo di nuova generazione è un punto di vantaggio per il sistema. I dati parlano chiaro: «Diverse versioni del sistema operativo Microsoft Windows mostrano frequenze di infezione diverse dovute alle funzioni peculiari e ai Service Pack disponibili per ciascuna di esse, e alle differenze nel modo in cui singoli utenti e organizzazioni utilizzano ogni versione». Windows XP, il SO più diffuso, risulta essere di gran lunga quello più colpito. Windows Vista (meno presente e più sicuro) conta percentuali di infezione molto più basse («La frequenza di infezioni in Windows Vista SP1 è stata del 61,9 % inferiore rispetto a Windows XP SP3»). L’analisi dell’incidenza degli Exploit basati su browser a tal proposito parla chiaro: «Per gli attacchi basati su browser su computer Windows XP, le vulnerabilità Microsoft ammontavano al 56,4% del totale. Su computer Windows Vista, le vulnerabilità Microsoft ammontavano a solo il 15,5% del totale».

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