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ACTA, tutti si adeguino alla Dottrina Sarkozy

Sebbene da Seoul non giunga conferma alcuna, alcuni rumor sembrano aver dato indicazione di quella che potrebbe essere la dottrina su cui matureranno le future azioni antipirateria a livello internazionale. L'ACTA potrebbe affidare agli ISP ruolo centrale

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Seoul, 4-6 Novembre: in gran segreto si sta tenendo una trattativa che è destinata a decidere il futuro della battaglia antipirateria a livello internazionale. 40 paesi sono in consesso attorno al tavolo dell’ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) e stanno discutendo una bozza di accordo alla quale avrebbero preso visione (previa firma di nondisclosure agreements) gruppi quali Google, Intel, Verizon, Time Warner, Sony, News Corp, eBay, MPAA, RIAA ed altri ancora. Alcune notizie sono trapelate e, benché non vi siano ancora conferme, trattasi di qualcosa destinato a scompaginare il quadro attuale dell’antipirateria a livello transnazionale.

L’approccio, a quanto pare, è quello di un documento che va ad imporre agli Internet Service Provider pesanti responsabilità di controllo. Ad essi viene insomma posto il pieno controllo circa l’agire degli utenti sulla Rete. Ogni violazione, quindi, verrebbe regolata con apposite misure repressive rendendo così la Rete un lido sicuro per il materiale protetto da copyright. Trattasi in qualche modo di una estensione completa della cosiddetta “dottrina Sarkozy”, qualcosa che la EFF ha già bocciato per il suo controllo ossessivo sulla Rete che rischia, mentre apporta benefici per la tutela della proprietà intellettuale, di avere come contraltare un pesante costo in termini di violazione della privacy e di libertà di espressione. Il documento USA, se vidimato, imporrebbe infatti un forte controllo dettato da un forte innalzamento delle responsabilità per tutti coloro i quali operano sulla Rete, determinando la necessità di costi aggiuntivi e di una riduzione dei margini di guadagno per tutti coloro i quali gestiscono spazi di discussione e condivisione in Rete.

Difficile, peraltro, credere che gli Stati Uniti possano portare avanti una norma tanto sbilanciata a sfavore di un mercato composto in gran parte da attori USA. Per questi ultimi, però, potrebbe esserci una sorta di “zona franca”: adeguandosi in pieno alle indicazioni stabilite dal documento, gli ISP potrebbero alleggerirsi di responsabilità e la loro azione proattiva di controllo permetterebbe ad essi di guadagnare l’immunità di fronte alle sanzioni previste. Il tutto verrebbe plasmato sulla base del Free Trade Agreement tra USA e Corea (pdf), nonché sull’Articolo 41 del TRIPs (norme della World Trade Organization per il rafforzamento della tutela della proprietà intellettuale).

In assenza di indicazioni ufficiali è questo il quadro che sta emergendo. Nonostante l’estremo segreto che ha circondato la stesura della bozza e la discussione della stessa, infatti, le prime indicazioni interne all’ACTA iniziano a trapelare:

  • gli ISP avrebbero il dovere di controllare proattivamente il materiale immesso online;
  • gli ISP avrebbero il dovere di tagliare l’accesso ad internet da parte di chi si macchia di violazioni (né più né meno di quanto non abbia portato avanti l’Hadopi in Francia);
  • il mondo intero dovrebbe adottare il documento USA, così che il materiale possa essere protetto al di là di qualsivoglia frontiera;
  • i sistemi di Digital Right Management non potrebbero più essere aggirati, a meno che non sussistano particolari condizioni legali ad autorizzarne in via eccezionale la soppressione.

Il condizionale è d’obbligo, ma i timori emergenti sono un logico riflesso condizionato. Cory Doctorow ha raccolto tali indicazioni su Boing Boing riassumendo le preoccupazioni che hanno iniziato a circolare dopo i primi suggerimenti di Michael Geist e l’allarme sollevato dall’Electronic Frontier Foundation. Le preoccupazioni nascono dall’estrema segretezza con cui è stato sviluppato un documento tanto importante per la libertà di espressione a livello internazionale, proseguono sulla scia dei rumor che provengono da Seoul e prosperano sull’assenza di spiegazioni dalle parti coinvolte.

Gli Stati Uniti hanno motivato il silenzio parlando di problemi di sicurezza nazionale. L’Unione Europea ha rafforzato la posizione degli USA spiegando già un anno fa la necessità di mantenere nel segreto le trattative per motivi di natura pratica: solo il segreto avrebbe permesso un proseguimento solerte ed efficace delle trattative. Il pubblico, però, sarà pesantemente coinvolto ed ora vuole sapere.

A Seoul, però, tutto tace.

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