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Confindustria e IAB contestano la scelta del CIPE

Prima Confindustria, poi lo IAB. Prima Galateri di Genola, poi Layla Pavone. La scelta del CIPE di escludere la Banda Larga dai finanziamenti di stato è stata pesantemente contestata, ma intanto i fondi sono già stati dirottati sulla viabilità stradale

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La scelta del CIPE di annullare lo stanziamento di 800 milioni di euro per lo sviluppo della Banda Larga in Italia è stata giudicata molto pesantemente tanto da Confindustria quanto dallo IAB Italia. Parole che esprimono posizioni nette, provenienti da Galateri di Genola da una parte e Layla Pavone dall’altra. Ed il contenuto ultimo è analogo: il Governo sta sbagliando nel non scommettere sulla Banda Larga, le istituzioni dovrebbero presto invertire il proprio approccio.

La posizione di Confindustria giunge da un comunicato ufficiale pubblicato sul sito ufficiale: «Il ritardo nell’assegnazione dei fondi per il Piano Romani arreca un grave danno al Paese. Il Piano anti digital divide è strategico. Lo è per l’inclusione sociale dei cittadini, per l’efficienza della Pubblica Amministrazione, ma soprattutto per la competitività delle piccole e medie imprese». Secondo Gabriele Galateri di Genola, Delegato del Presidente di Confindustria allo sviluppo della Banda Larga, «Come Confindustria continueremo a sostenere la priorità di questo intervento, verso lo Stato e verso le Regioni, anche per l’importante impatto anticiclico che esso può avere nel breve periodo. In due anni potrebbero essere investiti 1,5 miliardi di euro in infrastrutture per ridurre il digital divide, che riattiverebbero la filiera dell’ICT e gli investimenti in innovazione digitale delle imprese. Sappiamo che ogni euro investito nella banda larga ne produce almeno due di aumento di attività economica e di Pil. Il Paese non può rimandare questi interventi».

Layla Pavone incarna invece il verbo già sentito in occasione dello IAB Forum: «questa visione degli investimenti in tecnologia non è strategica per il nostro Paese, oltre ad essere in controtendenza rispetto agli altri Paesi Europei. Come è stato ribadito nel corso del recente Iab Forum infatti, aziende, analisti e addetti ai lavori hanno confermato che lo sviluppo della banda larga, unitamente alla diffusione di una cultura digitale a tutti i livelli, è parte integrante del processo di ripresa dell’economia e uno strumento fondamentale per le nostre aziende per uscire dalla crisi. Internet, infatti, offre loro la possibilità di ampliare i mercati di riferimento, fare pubblicità a prezzi contenuti e raggiungere target sempre più ampi e adeguati. Oltre 23 milioni di italiani e 2.300 aziende sono sul web e lo utilizzano, sempre più, come mezzo di comunicazione, di servizio e di business. Secondo Confindustria infatti, gli 800 milioni di investimento in banda larga avrebbero stimolato di un +2% il Pil Italiano. Questo scenario va letto positivamente ma non è ancora abbastanza. Internet ha una forza d’urto tale che tutto sommato in dieci anni è riuscita a crescere da sola ma è altrettanto vero che occorre un salto in avanti, e garantire l’accesso alla banda larga è uno dei passaggi più importanti che possono trainare l’Italia fuori dal ritardo tecnologico ed economico che ci affligge».

Le dichiarazioni sono peraltro state raccolte dopo che il comparto ha subito lo schiaffo definitivo da parte del CIPE, ove sono appena stati stanziati miliardi di euro per la viabilità. Le parole di Gianni Letta poche ore prima erano state chiare (e configurano peraltro una clamorosa smentita rispetto alle ultime promesse di Renato Brunetta): c’è stata un’inversione nelle priorità e la Banda Larga è stata messa in coda alle esigenze di breve periodo. Uno schiaffo che l’intera popolazione è costretta a subire, ma uno schiaffo contro cui qualcuno ha ora alzato la voce. La misura potrebbe (dovrebbe) essere colma.

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