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Internet Mauer

20 anni fa cadeva il Muro di Berlino. Una similitudine provocatoria: e se oggi si stesse costruendo un nuovo muro, invisibile e virtuale, per proteggere il sistema economico/politico dalle pressioni della cultura digitale? Tutti i muri, però, cadono

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9 Novembre 1989, cade il Muro di Berlino. In queste ore tutto il mondo sta celebrando quello storico evento con immagini, analisi, dietrologie e ricordi. Sono immagini di un colore vivo a descrizione di una situazione triste, di un mondo che, costruito su di una radicale contrapposizione, non riusciva a far comunicare le parti tanto da dover giungere ad una loro divisione netta ed invalicabile.

20 anni dopo la costruzione di un muro non sarebbe più pensabile. Due decenni più tardi la politica ha capito che la costruzione di un muro di cemento non fa più parte delle strategie adottabili e l’opinione pubblica non accetterebbe più un errore ancor vivo nei ricordi di tutti. Nell’era delle informazioni come materia prima di tutto, costruire un muro può però trovare valido sostituto in un lavoro molto più raffinato. Oggi costruire un muro può essere anche un’opera fatta di soldi e di leggi, di opinione pubblica e di censure. Il vecchio comunismo che si chiudeva al mondo occidentale sembra per certi versi, a chi respira questi problemi quotidianamente, il vecchio mondo della carta che oggi si sta proteggendo dai bit: l’evoluzione che avanza porta con sé nuovi principi e nuovi modelli, nuovi protagonisti e nuove teorie, nuove strutture e nuove prospettive.

I muri sono costruiti per proteggere, arginare, frenare, bloccare, chiudere. Non hanno altri scopi o altre finalità se non creare una difesa attorno a qualcosa di esistente. Nel giorno in cui si ricorda il “Berliner Mauer” che cade, occorre guardare ad un nuovo e differente “Internet Mauer” che viene costruito. Pezzo dopo pezzo. È stato un anno estremamente significativo da questo punto di vista, e gli ultimi mesi hanno visto accelerati i lavori. È sufficiente guardare con distacco a tutta una serie di indizi, tante piccole mattonelle usate come argine verso il nuovo che avanza. Ci sono state la proposta Carlucci e la proposta D’Alia. C’è stata la proposta Pecorella/Costa, ma ci sono state anche le pressioni che programmi tv come Porta a Porta o altri hanno proposto a milioni di utenti. E ci sono infine gli 800 milioni di euro scomparsi improvvisamente dai finanziamenti per la Banda Larga.

Un italiano su due non sa cosa sia Internet, non l’ha mai toccato con mano. Davanti a quegli italiani è stato costruito un muro fatto di disinformazione e di paure, ed i tasselli sono stati incastrati giorno dopo giorno in una trama fatta di timori per questo grande mondo dipinto troppe volte come anarchico, privo di regole, privo di valori e pericolosamente attivista. Il mondo dei “senza regole” è stato messo al di fuori del muro e, invece di coglierne le istanze e di amalgamarlo, si è pensato di arginarlo, frenarlo, bloccarlo. In pericolo ci sono troppe cose: c’è l’egemonia culturale di un modello decennale; ci sono milioni di euro in advertising; ci sono i pilastri su cui si regge la politica odierna; ci sono le poltrone delle istituzioni e delle aziende; c’è tutto un mondo, destinato a sgretolarsi proprio a partire dal muro che lo protegge. Come ha ben riassunto l’on. Di Pietro in queste ore, a proposito delle decisioni del CIPE contro il finanziamento della Rete di nuova generazione: «Obiettivo della decisione di oggi è arginare il tracollo del sistema televisivo e dell’editoria, strumenti senza i quali la classe politica attuale invecchierebbe di 100 anni in un sol colpo».

La Cortina di Ferro è passata alla storia come un confine ideologico tra due mondi differenti. Oggi il tutto sembra svilupparsi più esplicitamente in una logica di denaro e potere, con un certo qual sistema a vedersi minacciato sotto ogni punto di vista dalla nuova realtà che va presentandosi. L'”Internet Mauer” che provocatoriamente descriviamo è diverso dal Muro di Berlino nella sostanza così come nel modo in cui cadrà. A cadere, infatti, non dovrà essere una ideologia, ma un vero e proprio sistema composito ed articolato fatto di poltrone, bilanci, stanziamenti e normative. Sarà un processo progressivo che arriverà ad un climax rivoluzionario nel quale tutto inizierà a ruotare improvvisamente in una direzione differente. Succederà quando i giornali saranno fatti di bit, la cessione dei diritti per il campionato di calcio comprenderà anche il Web, la Banda Larga sarà una priorità per il paese ed un diritto per gli utenti, e le leggi saranno pensate per una realtà in cui il computer è in ogni casa ed alla portata di ogni persona.

Sarà un’era nuova con maggiori libertà e maggiori opportunità, pur non priva di contraddizioni e disuguaglianze. Gli abitanti di Berlino, quella notte, salirono sul muro e lo abbatterono a martellate. Oggi Berlino non è il paradiso, ma nemmeno una città spaccata tra due mondi differenti che, in realtà, avevano entrambi qualcosa da imparare e qualcosa da insegnare. Ed è soprattutto il simbolo di un passaggio storico fondamentale. Il mondo della Rete sta oggi guardando a questa guerra fredda che si consuma tra politici e utenti, tra giornali cartacei e giornali digitali, tra aziende 2.0 e aziende di un’altra era. L’utenza del Web sta aspettando il suo 9 Novembre per salire sul muro ed abbatterlo. Quel giorno non è però ancora prossimo: la Banda Larga è rinviata, varie leggi sono ancora ferme presso le relative commissioni, l’informazione sta ancora zoppicando nel proprio approccio alla Rete ed il muro ce lo vediamo costruire giorno dopo giorno sotto il naso.

Verrà anche il nostro 9 Novembre: prepariamo i martelli. Perchè la storia insegna, ed abbiamo tutti gli elementi per poter affermare che un ciclo si sta per chiudere. Il nuovo ciclo sta per arrivare: nessun muro ha mai retto al peso della storia.

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