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Hollywood, quando il tweet è di troppo

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Nella rete di Twitter (http://twitter.com), attori cantanti e sportivi occupano spesso il posto di “hub”, grandi concentratori di traffico, punti nevralgici su cui si infittiscono i collegamenti, i followers.

Soprattutto negli Stati Uniti, i professionisti dello sport e dello spettacolo investono molto nella cura e nell’aggiornamento dei loro profili, dando ai fan l’impressione di una inedita familiarità, talvolta fino all’intimità, e utilizzando poi al momento opportuno la leva offerta dai tanti contatti “immediati” per realizzare strategie di marketing. Proprio dagli Stati Uniti, per la precisione da Hollywood, arriva però la notizia di un “freno” al microblogging.

C’erano state delle avvisaglie nel mondo dell’NBA, con la decisione di impedire ai giocatori di aggiornare Twitter o Facebook (e simili) per il periodo compreso tra i 45 minuti precedenti l’inizio di una partita e la fine delle interviste con i media. Qui è chiaro l’intento di non intaccare la priorità dei media tradizionali sulle notizie e sui commenti, che portano soldi, investimenti pubblicitari e sponsor.

Ora la Disney e DreamWorks hanno iniziato a inserire clausole contrattuali con le quali si impongono agli attori dei limiti precisi su ciò che potranno dire attraverso i social network, per evitare fughe di notizie su trame e lavori in corso, com’è accaduto con il Greg Grunberg di Heroes.

Canali tradizionali delle news, microblogging e segreto professionale: in molti hanno l’impressione che siamo soltanto ai primi passi.

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