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AP alza la posta: Google paghi i contenuti

L'Associated Press, per voce del Presidente Tom Curley, ha chiesto a Google un maggior rispetto per i propri contenuti. AP chiede una landing page apposita che offra precedenza ai contenuti AP e metta da parte cloni e copie non autorizzate

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Associated Press è da tempo sul piede di guerra con la Rete accusando il Web di sottrarre contenuti deliberatamente, privando l’agenzia della monetizzazione che i contenuti stessi meriterebbero. La sfida particolare con Google si era temporaneamente arrestata in seguito ad un accordo che ha strutturato in modo differente il materiale AP su Google News, ma ora tutto viene rimesso in ballo. La battaglia riparte dalle parole di Tom Curley, presidente Associated Press, il quale ha ribadito il proprio disappunto mettendo in fila le richieste al colosso di Mountain View.

Secondo Curley, AP viene compensata per appena il 12% dei contenuti di proprietà presenti sul Web. Il 78%, quindi, è rappresentato da pageview fuori controllo, testi depredati, copie non autorizzate ed altre forme che vanno ad arricchire proprietà terze e parassite. AP identifica in Google un elemento fondamentale della propria strategia perché rappresenta l’hub fondamentale nell’accesso alle informazioni sul Web: trovando un compromesso con Google, insomma, si potrebbe ridurre l’emorragia fino ad una soglia sopportabile, togliendo ossigeno ai siti parassiti e riconsegnando il valore nelle mani del legittimo titolare.

Curley delinea anche una ricetta specifica. Google, innanzitutto, dovrebbe premiare i risultati AP rispetto a quelli copiati riconoscendo per natura in AP una priorità di pubblicazione. Nell’interesse della bontà del ranking e degli introiti AP, quindi, l’ordine delle SERP andrebbe sovvertito offrendo all’agenzia una corsia preferenziale verso le posizioni di maggior pregio. Il tutto dovrebbe essere messo a punto tramite una apposita landing page in grado di reindirizzare automaticamente verso i contenuti originali AP, mentre al contempo un “Registro delle news” dovrebbe monitorare gli usi illeciti dei contenuti stessi. La proposta fa peraltro il paio con una soluzione parallela presentata agli editori: AP, a fronte di un sovrapprezzo nella concessione dei diritti, potrebbe offrire una “anteprima” delle news a determinati partner ai quali verrebbe riconosciuta una esclusiva di circa mezzora. Così facendo i partner paganti potrebbero avvantaggiarsi di tale anteprima, vedendo riconosciuta la propria autorevolezza al cospetto degli altri editori non-paganti.

Il pagamento che già oggi Google devolve ad AP per l’uso delle informazioni su Google News, quindi, non basta più. Sulla scia di quanto indicato da Rupert Murdoch, anche l’Associated Press punta il dito contro il motore di ricerca e chiede a Google un accordo affinché la bontà del ranking non sia contraria al diritto di AP di proteggere le proprie creazioni. Murdoch è stato più risoluto, minacciando direttamente l’esclusione dei propri siti dai processi di indicizzazione del motore, mentre Curley ha puntato (in fede agli accordi del passato) ad un atteggiamento costruttivo e possibilista.

Google dalla propria parte ha tutto il traffico che è in grado di portare sui vari siti di informazione. Questi ultimi dalla propria hanno il controllo sui propri contenuti e la possibilità di mettere all’angolo Google solo se riusciranno ad agire facendo fronte comune. Il tavolo delle trattative appare caldo quanto mai nel passato: probabilmente le vertenze legate a Google Book hanno risollevato l’orgoglio del mondo editoriale, da cui si vedono ora nuovi spiragli di trattativa nei confronti del leader dei motori (la cui proposta “Fast Flip” non sembra aver rappresentato ancora la soluzione finale utile per sopire ogni ulteriore vertenza). Inoltre AP sarebbe in contemporanea trattativa con Microsoft, ed in tal senso la concorrenzialità con Google offre agli editori ulteriori spazi di manovra.

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