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Facebook, a piccoli passi verso l’IPO

Le azioni Facebook valevano in estate 15 dollari: oggi ne valgono 21. Un aumento tanto repentino, in un contesto di sempre maggior fermento a Wall Street, sembrano spianare la strada del social network verso la quotazione pubblica

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Il valore delle azioni di Facebook sta salendo a forte ritmo. Valutate poco meno di 15 dollari in estate, oggi le azioni son già cresciute di oltre il 40% superando i 21 dollari. Tanto fermento, secondo gli analisti, può voler dire una cosa sola: il momento della quotazione pubblica sta per arrivare.

Secondo Bloomberg le azioni di Facebook potrebbero essere portate sulla pubblica piazza entro 12/18 mesi, permettendo così agli investitori di monetizzare il proprio capitale ed offrendo anche ai privati uno spiraglio per entrare nella proprietà del gruppo di Mark Zuckerberg. Gli indizi che suggeriscono un solerte approdo all’IPO sono vari e confermano un rumor in auge ormai da tempo: con la quotazione il gruppo raggiungerebbe nuova maturità, raccoglierebbe nuovo capitale e potrebbe così consolidare ulteriormente le proprie attività dopo che negli ultimi mesi, e per la prima volta, i bilanci sono passati in attivo.

21 dollari per azioni significa una proiezione attuale del valore del gruppo a quota 9.5 miliardi di dollari circa (stima SecondMarket). Trattasi peraltro della valutazione già data a suo tempo dalla russa Digital Sky Technologies, gruppo che a più riprese ha confermato la propria fiducia nella crescita del leader tra i social network. Nuove transazioni registrate negli ultimi giorni avrebbero confermato il tutto: il “barometro” della domanda indica una pressione in ascesa e l’attenzione all’IPO potrebbe essere in breve tempo paragonabile a quella che nel 2004 accolse a Wall Street la matricola Google.

Wall Street è oggi tornata a buoni livelli dopo che la crisi economica (il cui baricentro è stato però identificato più a Manhattan che non nella Silicon Valley) ne aveva affossato il valore. Il terreno per l’IPO sembra dunque pronto, sebbene l’economia non sembri pronta ad uno spregiudicato ottimismo ed i segnali appaiano ancora contrastanti. Nessuna fretta, dunque, ma i tasselli sembrano iniziare a comporre un quadro proficuo: non è più questione di “se”, ma solo di “quando”.

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