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Apple e i suoi Mac allergici al fumo?

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Assume quasi toni da barzelletta la vicenda che in questi giorni è balzata agli onori delle cronache e che vede opposti Apple ad alcuni dei propri clienti.

Il motivo del contendere è il rifiuto, da parte della casa della mela, di farsi carico della riparazione di alcuni suoi prodotti durante il periodo post-vendita coperto dalla garanzia, un rifiuto dalla motivazione decisamente originale e “sui generis”.

Per Apple, infatti, il fatto che sui Mac in questione sono state rinvenute tracce di nicotina, evidentemente dovute all’impiego delle macchine in ambienti in cui erano presenti dei fumatori, comporta l’automatica violazione della garanzia, con l’ulteriore rifiuto a qualsiasi riparazione dovuta alla volontà di non far lavorare i propri dipendenti in condizioni pericolose per la loro salute.

Il rischio sarebbe quello di lavorare esposti ai rischi derivanti dal fumo passivo, come riferito, tra i vari clienti che hanno ricevuto un analogo rifiuto, anche da Ruth:

Mi ha detto che il computer non può essere riparato a causa del catrame derivante dal fumo di sigaretta! Mi ha detto che il disco rigido è ormai prossimo alla rottura, che il drive ottico non funziona più e che non è coperto dalla garanzia. Questo computer ha meno di due anni! Una sola persona nella mia casa fuma, uno studente di 21 anni.

Sarebbe quindi riconducibile al fumo il “non-funzionamento” dei Mac di questi clienti? Per Apple, o meglio, per i centri di assistenza interpellati dai clienti, pare proprio di sì.

Inutile dire che una simile risposta ha sollevato diverse critiche, anche perché nulla pare vi sia scritto a riguardo nel contratto del programma per l’assistenza in garanzia dei Mac, non vi è infatti nessuna nota che vieti l’utilizzo dei prodotti in ambienti in cui si fuma né particolari raccomandazioni a proposito, cosa che sembrebbe contraddire le risposte evasive finora date.

I clienti hanno scritto perfino a Steve Jobs, ma senza ricevere finora delle precisazioni esaurienti e convincenti, il che segue la stessa linea finora adottata dalla casa di Cupertino, la quale non ha preso ancora una posizione ufficiale sulla vicenda.

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