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Roma caput broadband

Roma è oggi l'ombelico del broadband italiano. Questo perché se ne discute nei palazzi della politica. Questo perché se ne discute nei palazzi della provincia. Questo perché se ne discute presso l'Unione Industriale, dove sorge un nuovo monito al governo

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Roma non intende stare ad aspettare i tempi morti della politica. In contrasto ed in polemica con le attese degli ambienti istituzionali, infatti, la città capitolina sta muovendo le armi a propria disposizione per avviare quelle misure “anti-cicliche” che gran parte del mondo politico ha auspicato, senza però trovare concretizzazione nei piani fattivi di Governo.

L’ultima delle sfide è stata lanciata da Aurelio Regina, presidente dell’Unione Industriali di Roma (UIR), in occasione della relazione all’assemblea generale ed in linea con l’appello già diramato anzitempo anche da Confindustria (a cui l’UIR fa capo). Nel suo intervento Regina ha elencato tutta una serie di misure volte a «dare un impulso alla modernizzazione di Roma e del Paese», qualcosa che renda la capitale «una città più moderna e vivibile significa attivare investimenti e occupazione. Per questo dobbiamo avere il coraggio di idee di impatto più rilevante». Inevitabilmente il discorso passa dal Grande Raccordo Anulare alle autostrade digitali, la grande opera di cui l’intero sistema paese ha oggi bisogno e dal quale anche Roma non può prescindere.

Ha spiegato Regina: «Il congelamento dei fondi del Piano Romani è una decisione sbagliata, sinonimo della rinuncia all’apertura di 33.000 cantieri per 60.000 nuovi posti di lavoro in tutto il Paese […] Comprendiamo le ragioni che hanno indotto a scegliere ora, come priorità, il sostegno agli ammortizzatori sociali, ma siamo convinti che solo l’accelerazione del processo di innovazione solleciterà in avanti il nostro sistema economico, creando nuovi posti di lavoro. La banda larga non può accettare una veduta stretta». E il discorso passa quindi alla fase fattiva: «Roma può invertire questa tendenza, proponendosi come prima città italiana per la rete digitale e la banda ultra-larga». Per questo una apposita delibera è già stata approvata per dare il via libera alla posa delle infrastrutture necessarie al trasporto della banda: «Un esempio di collaborazione pubblico-privata con ricadute positive per l’occupazione: investimenti privati per 600 milioni di euro e con migliaia di nuovi posti di lavoro nella sola città di Roma».

Due piccioni con una fava: sbloccando opere e investimenti si compie un passo verso la costruzione di una Rete dalle grandi opportunità (con diretti benefici anche sul PIL, se solo l’intervento avvenisse a livello nazionale) ed al contempo si generano cantieri e posti di lavoro, benzina per il motore economico. L’idea è abbracciata da tutte le fazioni politiche e sta per diventare anche in un certo qual modo un nuovo argomento di sfida a chi formula la promessa più altisonante. I fondi, però, rimangono agli effetti bloccati ed il piano Romani non sembra ad oggi trovare né il favore delle istituzioni, né quello di Telecom Italia, né quello dei privati.

Che tutto debba partire da Roma è dato dalle discussioni in atto nei palazzi della politica, dalle ultime invettive dell’Unione Industriale, ma anche dalla raccolta firme avviata dal Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti (con appoggio proveniente da autorità municipali di tutta Italia) per l’inserimento della Banda Larga direttamente all’interno del Servizio Universale (misura che, partendo da una modifica contrattuale, imporrebbe all’incumbent un immediato intervento per sbloccare l’attuale situazione di stallo del mercato nazionale del broadband).

Non è forse un caso, dunque, se sia proprio a Roma la nuova edizione del Broadband Business Forum, conferenza che si tiene a cavallo tra il 24 ed il 25 Novembre presso le strutture “Fiera di Roma” (con attenzione focalizzata sul Digitale Terrestre ma attenzione rivolta «alla gamma completa delle tecnologie rivolte al broadband: applicazioni, servizi e contenuto»).

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