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100 firme e un manifesto per il Wifi libero

Abolire le limitazioni della Legge Pisanu e liberare il Wifi dai limiti della normativa italiana. L'obiettivo è oggi raggiungibile e la richiesta è bipartizan. Una nuova raccolta firme intende sensibilizzare sull'argomento, in attesa di un intervento

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100 firmatari iniziali ed un obiettivo ben chiaro: cancellare l’ingombrante orpello dell’identificazione obbligatoria per le connessioni Wifi, qualcosa che rende la Rete italiana legata ad un vincolo insostenibile. Tutto nasce con la Legge Pisanu, quella misura che l’urgenza degli attentati di Londra aveva fatto scaturire dall’istinto e dal buon senso. La logica, però, negli anni successivi ha reso evidente quanto tali misure restrittive non servissero in alcun modo a tutelare la sicurezza del territorio e, al contrario, ne soffocassero grandi opportunità di crescita. Da allora tanto gli Internet Café quanto la copertura Wifi di parchi o locali sono stati messi al giogo di una registrazione obbligatoria che, oltre ad imporre un orpello burocratico, ha reso impraticabile qualsivoglia iniziativa culturale, imprenditoriale o sociale che potesse far leva sul Web.

100 firme ed un manifesto. Con il documento che l’Espresso sta portando in edicola c’è una mozione che l’Italia sta abbracciando bipartizan: un caso unico, per un buon motivo. Sulla stessa barca potrebbero salire l’Espresso e la Brambilla, Cassinelli e Gentiloni, oltre ad un nutrito numero di imprenditori e blogger firmatari che sulla Rete costruiscono la propria vita e le proprie passioni. Nel manifesto v’è tutto quel che serve per fare da sostrato agli interventi successivi, quando le proroghe della Legge Pisanu potranno cadere e l’Italia potrà eventualmente liberarsi da un limite auto-imposto sul quale la storia ha già manifestato la propria sentenza.

Recita il manifesto, così come riportato sul blog di Alessandro Gilioli:

«Il 31 dicembre 2009 sono in scadenza alcune disposizioni del cosiddetto Decreto Pisanu (“Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”) che assoggettano la concessione dell’accesso a Internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi quali la richiesta di una speciale licenza al questore.

Lo stesso Decreto, inoltre, obbliga i gestori di tutti gli esercizi pubblici che offrono accesso a Internet all’identificazione degli utenti tramite documento d’identità.

Queste norme furono introdotte per decreto pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005, senza alcuna analisi d’impatto economico-sociale e senza discussione pubblica. Doveva essere provvisoria, ed è infatti già scaduta due volte (fine 2007 e fine 2008) ma è stata due volte prorogata.

Si tratta di norme che non hanno alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA, approvato dopo l’11 settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica.

Tra gli effetti di queste norme, ce n’è uno in particolare: il freno alla diffusione di Internet via Wi-Fi, cioè senza fili. Gli oneri causati dall’obbligo di identificare i fruitori del servizio sono infatti un gigantesco disincentivo a creare reti wireless aperte.

Non a caso l’Italia ha 4,806 accessi WiFi mentre in Francia ce ne sono cinque volte di più.

Questa legge ha assestato un colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet.

Nel mondo la Rete si apre sempre di più, grazie alle tecnologie wireless e ai tanti punti di accesso condivisi liberamente da privati, da istituzioni e da locali pubblici: in Italia invece abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiali, contrarie alla sua immediatezza ed efficacia e onerose anche da un punto di vista economico.

Questa politica rappresenta una limitazione nei fatti al diritto dei cittadini all’accesso alla Rete e un ostacolo per la crescita civile, democratica, scientifica ed economica del nostro Paese.

Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, chiediamo al governo e al parlamento di non prorogare l’efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all’obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.

Il documento nasce sotto una buona stella ed è destinato a raccogliere meritevole popolarità. Ognuno potrà apportare la propria firma teorica semplicemente partecipando al tam-tam comunicativo sul caso, con social network e blog pronti ad assorbire e manifestare il valore assoluto di questa nuova battaglia nel nome della Rete. Quali saranno i risultati, sarà qualcosa che dovrà emergere dal lavoro della politica, dalle mediazioni con i timori di Maroni, dalle tentazioni all’identificazione puntuale dei navigatori e da tutte le altre manifestazioni che l’Italia ha fino ad oggi dimostrato nei confronti di una Rete certamente più temuta che non promossa.

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