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Nasce in Spagna il Partito di Internet

L'utenza spagnola del Web sta per esprimere un proprio partito che intende portare nella politica una sola ideologia: Internet è uno strumento il cui uso può dare il via ad una rivoluzione della politica, della società e del modo di pensare la democrazia

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Un sito, un nome, un logo, ma nessuna ideologia di fondo se non un credo viscerale nelle opportunità della Rete per la strutturazione di una nuova democrazia. Nasce su questi presupposti il cosiddetto “Partido de Internet”, un movimento che ambisce a presentarsi alle elezioni del 2012 (ed alle europee del 2013) e che, partendo dall’elettorato spagnolo, intende portare il verbo della Rete fino alle stanze dei bottoni della politica del paese.

«Il Partito di Internet (PDI) è un movimento nato per rigenerare la democrazia civica, nel rispetto della legislazione vigente ed attraverso lo strumento del voto elettronico. Proponiamo una evoluzione necessaria del sistema democratico, pienamente realizzabile con le nuove tecnologie». Il manifesto del PDI è tutto in questa breve presentazione che, sulla homepage del sito ufficiale del movimento, sbandiera la tecnocrazia come un credo a cui fare affidamento per dare il via ad una rivoluzione politica e culturale di ampio respiro. L’assunto di base è quello per cui l’intelligenza connettiva possa essere una trama di valore a cui la tecnologia può dar corpo. Basta una conferenza via Skype, ad esempio, per favorire il dialogo a distanza e lo scambio di opinioni, dando così vita a contatti significativi ed a basso costo.

Democrazia diretta, partecipazione, uso delle nuove tecnologie per ridurre costi ed aumentare la trasparenza. Il movimento ha anche avviato una prima raccolta fondi, così da avere a disposizione le risorse necessarie per portare avanti la propria proposta.

Ad oggi il Partito di Internet (PDI) non sembra essere assolutamente in grado di raccogliere realmente la massa critica necessaria per far crescere il progetto con basi solide, venendo meno alla necessità di dare una risposta alla domanda identificata nell’elettorato (probabile, quindi, un secondo fallimento dopo il precedente tentativo della “Assemblea per il Voto Elettronico”). Tuttavia, trattasi di una proposta che ha colto nel segno, trovando spazio sui media e facendosi carico di una difficile filosofia totalmente incentrata sulla tecnologia piuttosto che sull’ideologia. L’attenzione è stata spostata dal fine al mezzo, con fare provocatorio. Il tutto a basso costo, facendo leva sul Web come canale multiplo di organizzazione per la comunicazione del movimento (sito web, Wiki, YouTube, Twitter, Facebook).

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