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Pisanu: è tempo di cambiare la legge sul Wifi

L'on. Pisanu, rispondendo ad esplicita domanda di Alessandro Gilioli, ritiene corrette le pressioni di modifica nei confronti dell'omonima legge: le condizioni sono mutate ed inoltre Internet va oggi promosso. Dal legislatore giunge il placet auspicato

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Nessuno può avere voce più autorevole del legislatore rispetto alle proprie leggi. Nessuno meglio di Pisanu, dunque, può esprimere un’opinione rispetto alla legge che prende il suo stesso nome. Nata in un contesto problematico, la Legge è oggi un ostacolo al libero sviluppo del Wifi in Italia: non dato a sapersi cosa uscirà dalla bottiglia un volta tolto il tappo, ma per ora l’unica urgenza sembra essere quella di sbloccare la situazione nella speranza che altri elementi possano permettere davvero alla Rete di prendere il largo anche in Italia.

La scorsa settimana Webnews ha contattato l’on. Pisanu senza riuscire ad ottenere un commento a caldo sulle proposte che stavano emergendo (dalla Rete prima, dalla Camera poi) per ridiscutere i vincoli legislativi alle reti wireless sul territorio. A distanza di pochi giorni, però, l’on. Pisanu ha parlato. Lo ha fatto tramite il blog di Alessandro Gilioli, tra i proponenti della Carta per l’annullamento delle disposizioni previste dalla specifica legge, rispondendo ad una domanda precisa:

«Non pensa che il decreto del 2005 sui punti Internet pubblici e in particolar modo sul Wi-Fi sia da modificare in senso meno restrittivo?»

La risposta è del tutto esplicita: «Ritengo di sì, tenendo conto, da un lato, che le esigenze di sicurezza sono nel frattempo mutate e, dall’altro, che l’accesso ad internet come agli altri benefici dello sviluppo tecnologico deve essere facilitato».

Anche l’on. Pisanu, insomma, ritiene ormai vetusta una legge nata nell’urgenza e destinata a perdere di significato con il passare del tempo. Ciò nonostante, la Carta non ha ottenuto appoggio totale. Da una parte, infatti, vi sono cento firmatari convinti dell’importanza del cambiamento. Dall’altra, invece, v’è la posizione di chi ritiene sì importante la liberalizzazione, purché questa non significhi espressamente una via verso modelli insostenibili o impraticabili. Particolarmente significativo, in tal senso, il punto di vista di Stefano Vitta, a lungo al lavoro per la promozione di Fon in Italia: «Se per Libero Wi-Fi intendiamo un accesso alla rete senza alcun tipo di identificazione la mia risposta è no grazie; non è mai stata questa la mia posizione (nè quella di FON). L’identificazione dell’utente, fatta con le giuste tecnologie ormai note a tutti, è la prima garanzia necessaria alle aziende che vogliono investire in questo settore. Nel caso un cui, per libero Wi-Fi (free Wi-Fi) si intendesse “accesso gratuito” per tutti, allora si sta proponendo un modello semplicemente non sostenibile. In caso di dubbi chiedete a chi ha fatto promesse elettorali che, se non sbaglio, non ha ancora mantenuto». Insomma: «Viva le mobilitazioni, meglio se propositive piuttosto che abrogative senza alternativa».

Ed è in questa discrasia che è maturata la prima “scissione” nella battaglia alla Legge Pisanu. Da una parte c’è una Carta, dall’altra c’è una proposta di legge; da una parta c’è la volontà di una abrogazione, dall’altra c’è la volontà di un intervento di modifica. A monte di tutto ciò c’è chi ritiene importante, ma non fondamentale, questo passaggio poiché occorre configurare un “poi” prima di stigmatizzare il “prima”.

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