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FrozenFrogs misura l’Engagement Rate di Facebook

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FaceBook e i suoi 350 milioni di utenti. Facebook e i numerosi titoli di giornali dedicati. Facebook come fenomeno di costume ora da elogiare, ora da criticare, tutto a seconda del punto di vista di chi ne parla o sulla scia dell’emotività del momento.

Insomma, sempre e ovunque Facebook, al punto che, secondo molti, sul celebre social network è perfino possibile “formare” le tendenze del momento e “orientare” le opinioni degli utenti: ma fino a che punto questa piazza virtuale è realmente in grado di fornire un privilegiato e innovativo strumento di marketing alle aziende che vi si sono riversate?

A rispondere alla domanda ha provato una ricerca condotta da FrozenFrogs, che si pone l’obiettivo di verificare l’indice di coinvolgimento degli utenti che quotidianamente si iscrivono alle varie fan page che molte aziende hanno aperto sul social network americano.

La ricerca misura quindi il cosiddetto “Engagement Rate” di Facebook, per capire se e quanto sia efficace per un’azienda aprire e portare avanti un filo diretto con gli utenti utilizzando queste nuove piattaforme media interattive.

Engagement Rate per le aziende italiane

I dati emersi raccontano così di una realtà non molto omogenea, con aziende di alcuni settori, come quello automotive, ad esempio, in grado di cogliere appieno le possibilità offerte da Facebook e altre, come quelle bancarie, che invece stentano a far arrivare adeguatamente il proprio messaggio commerciale al pubblico.

Come dicevamo prima,le aziende del settore automobilistico brillano particolarmente in questo ambito, tanto che non stupisce se case come FIAT, Citroën, Audi e altre sono ai primi posti per indice di E.R., chiara dimostrazione di aver colto nel segno creando un canale privilegiato per comunicare con i propri potenziali clienti.

Analogamente positivo si rivela il connubio con Facebook per alcuni dei brand più celebri dell’esclusivo mondo della moda, con marchi come H&M, Armani e Victoria Secret che hanno tratto evidenti benefici per le proprie vendite dalle rispettive fan page e dalle conseguenti community attirate.

Non sembrano invece aver colto l’occasione i grandi istituti bancari, se si eccettua l’esperienza felice di ING DIRECT, pare che per molti altri protagonisti del settore la comunicazione “social” risulti inadatta, poco efficace se non, almeno per alcuni, del tutto inconsistente.

Il bilancio quindi sembra promuovere Facebook come piattaforma di comunicazione in sé, anche se viene sottolineato come sia necessario saper sfruttare adeguatamente gli strumenti a disposizione, una cosa che non tutti i grandi player dell’economia, finora, sono riusciti a fare.

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