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Aggressione a Berlusconi e social network: Maroni punta alla censura

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Non si fermano le polemiche dopo l’aggressione di domenica scorsa al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avvenuta alla fine di un comizio tenuto a Piazza del Duomo a Milano e che potrete vedere in un video esclusivo di Telelombardia allegato in fondo al post.

Fin dalle ore immediatamente successive al gesto compiuto da Massimo Tartaglia, le critiche hanno assunto due diverse direzioni: una prima, puramente legata all’aspro dibattito politico che ha visto in queste settimane salire notevolmente i toni, cui ha fatto seguito, quasi immediatamente, una seconda polemica che ha visto protagonisti diversi esponenti del Governo prodigarsi in attacchi verso i social network e Facebook in particolare, “colpevoli”, a loro dire, di essere diventati la cassa di risonanza di gruppi di “criminali politici” inneggianti alla violenza fisica contro il capo del governo.

Così, l’attenzione si è spostata dalla necessità di calmare il clima politico richiesta un po’ da tutti nelle prime ore post-aggressione, alla necessità di censurare alcuni siti e di far chiudere i gruppi in questione. Come spiega il titolare del Ministero dell’Interno, Roberto Maroni:

Stiamo valutando iniziative anche legislative per oscurare i siti che diffondono messaggi di vera e propria istigazione a delinquere.

L’accusa, grave, sarebbe quindi di vera e propria “istigazione a delinquere“. Una posizione che accomuna più o meno tutti gli esponenti della maggioranza e che si è trasformata, nei titoli di alcuni TG e giornali, in una specie di “campagna contro Internet” in generale, come spesso capita quando si scambia l’azione limitata di un gruppo di utenti con la platea dell’intero popolo della Rete.

Si riapre così la polemica contro Internet e la sua presunta “anarchia”, cosa di cui non si sentiva certo il bisogno. Certo, non si può non essere d’accordo con chi dice che le regole del vivere civile debbano valere sul Web come valgono nella vita “reale”, ma come nella vita reale viene distinta l’azione di gruppi isolati la stessa cosa dovrebbe avvenire quando si parla di Internet e di siti Web, ambito in cui invece, purtroppo, si tende sempre a generalizzare.

Oscurare un intero sito perché qualcuno scrive messaggi d’odio sembra un po’ esagerato, farlo sarebbe come chiudere al pubblico una piazza solo perché qualcuno dei passanti si è permesso di gridare ad alta voce slogan inneggianti alla violenza: sarebbe questo un modo efficace nel cercare di aiutare la crescita di una cultura del rispetto per chi la pensa diversamente?

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