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Mediaset vince il ricorso, YouTube condannato

Mediaset vince uno storico ricorso contro YouTube nel quale chiedeva rimozione e risarcimento per quasi 200 spezzoni ospitati sulla repository Google e relative alla trasmissione televisiva "Grande Fratello". Il giudice, però, non impone sanzioni

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Una sentenza storica mette Mediaset in una forte posizione di forza nei confronti di YouTube. Le carte processuali provenienti dal Tribunale di Roma giungono online grazie ad un file pdf caricato sul proprio sito dalla redazione TGCom: trattasi di documentazione di fondamentale importanza, poiché il giudice ha configurato per YouTube una vera e propria responsabilità editoriale, con conseguente obbligo di controllare i contenuti, vagliare le violazioni, nonché a rimuovere e risarcire la controparte per tutte le violazioni di copyright già contestate.

174 sequenze video, 542 minuti, nove ore di trasmissione, 1.202.651 filmati visionati. Sono questi i numeri trapelati dai controlli effettuati per conto della Reti Televisive Italiane tra il 26 ed il 27 Ottobre 2009 su YouTube e Google Video in relazione al programma “Grande Fratello” (in relazione allo stesso format, Mediaset ha già ottenuto nel Marzo scorso una importante vittoria contro RCS). Ed il giudice sembra aver presto sgomberato ogni dubbio: l’illecito avviene in Italia, ove viene consumata la visione, e pertanto Google non può richiedere che il giudizio venga eventualmente affrontato in sedi USA (ove risiedono i server del servizio): «Di nessun pregio è in proposito la tesi delle convenute, secondo la quale trattandosi di attività di hosting provider varrebbe il luogo in cui “il materiale è stato caricato sul data center – server – della resistente (Stati Uniti) e quindi nel momento e nel luogo da cui detto materiale audiovisivo è stato messoa disposizione del pubblico” in quanto per i diritti connessi ex art-79 Lda la violazione si verifica solo ed esclusivamente con l’uploading del frammento audiovisivo e nel luogo in cui esso avviene, mentre sarebbe irrilevante la sua successiva diffusione o ricezione da parte del pubblico e nessuna rilevanza ai fini della giurisdizione può esse accordata al luogo in cui si verifica il lamentati illecito».

Il giudice, inoltre, ha ritenuto vuote le argomentazioni della difesa circa i diritti della ricorrente, stabilendo inoltre che «a fronte di una condotta così palesemente e reiteratamente lesiva dei diritti non è sostenibile la tesi delle resistenti su una presunta assoluta irresponsabilità del provider che si limiterebbe a svolgere l’unica funzione di mettere a disposizione gli spazi web sui quali gli utenti gestirebbero i contenuti dagli stessi caricati e sulla legittimità di avere un ritorno economico – escludendo il fine commerciale – connesso al proprio servizio in mancanza di un obbligo di controllare i contenuti illeciti e disabilitarne l’accesso; tali asserzioni infatti sono smentite dagli stessi scritti difensivi delle convenute nonché dalla documentazione prodotta in giudizio relativa alle indicazioni desumibili sui siti YouTube e Google riguardanti “le regole” stabilite dal provider, che consentono la esclusione di contenuti pedopornografici, prevedono l’accettazione dell’utente di ogni aggiornamento deciso da YouTube, il diritto di controllare i contributi, la assoluta discrezionalità nell’interrompere in maniera temporanea o permanente la fornitura del servizio “in qualsiasi momento, senza previo avviso ed a sua esclusiva discrezione” nonché il diritto di risolvere il contratto con l’utente quando la fornitura non è più “vantaggiosa dal punto di vista commerciale”».

Ricorso Mediaset vs YouTube

Ricorso Mediaset vs YouTube

A fine sentenza, però, il Giudice Istruttore Tommaso Marvasi tira i remi in barca: «data la particolare complessità della situazione e le trattative in corso per una soluzione concordata non appare opportuno, allo stato, fissare la penale richiesta per l’eventuale ritardo nella esecuzione della presente ordinanza». Il giudice, quindi, nega la richiesta di cauzione avanzata da Google (10 miliardi di euro), nega ogni sanzione penale e nega inoltre l’obbligo alla pubblicazione delle carte processuali. Si stabilisce, invece:

  • l’immediata rimozione di immagini fisse o video relative al “Grande Fratello” decima edizione;
  • di terminare immediatamente la violazione dei diritti connessi al GF;
  • il respingimento delle richieste di entrambe le parti.

Commenta Mediaset tramite le pagine TGCom: «L’ordinanza del Tribunale di Roma fornisce indicazioni chiare sul ruolo dei siti come Youtube: non si tratta di semplici “provider di spazi web”, ma di veri e propri editori che devono rispondere alle regole come tutti gli altri media. Anche Youtube ha quindi la responsabilità dei contenuti che sfrutta pubblicitariamente. In conclusione, l’ordinanza non censura Internet ma ne allarga i confini. Tutti gli editori, Mediaset in testa, possono ora investire nella propria offerta gratuita sul web a beneficio dei navigatori, certi di un contesto di regole definite. Tutti gli operatori Internet, Youtube compreso, potranno stringere accordi con Mediaset e gli altri editori in un quadro di legalità e di reciproca soddisfazione».

Va ricordato come solo un mese fa il Presidente Mediaset Fedele Confalonieri avesse pubblicamente alzato i toni proprio contro Google e YouTube, preparando la strada alla sentenza odierna: «Oggi internet si avvale di una parola magica che è free. Se i vari YouTube, Google, non riconoscono il valore della proprietà intellettuale non si può investire. Noi investiamo la metà di quello che ricaviamo in prodotti e in contenuti. Se altri approfittano dei contenuti perché vengano mandati in rete dai privati, soprattutto giovani, non ci sarà futuro per chi come mestiere fa i contenuti».

Update
Commenta Google: «Stiamo valutando i prossimi passi, inclusa la possibilità di ricorrere in appello. In base alla legge Europea e Italiana, i service provider quali YouTube non hanno la responsabilità di effettuare il controllo del contenuto caricato dagli utenti. In realtà noi andiamo al di là di quanto previsto dalla legge e offriamo ai detentori dei diritti strumenti efficaci per gestire se e come i loro contenuti debbano essere resi disponibili. Si tratta in particolare di un programma chiamato Content ID che oltre 1.000 broadcaster nostri partner, tra cui RAI e Fox Channels Italy, hanno scelto di utilizzare. Mediaset potrebbe semplicemente unirsi a questi altri partner e utilizzare questi strumenti. Oppure, in alternativa, basterebbe che ci segnalasse le URL dei video e noi provvederemmo alla loro rimozione».

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