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YouTube pensa all’accesso a pagamento

Google si gode l'aumento degli introiti da display advertising dalle pagine di YouTube, ma nel frattempo pensa ad una formula di abbonamento per l'accesso a contenuti che, ad oggi, le major si rifiutano di concedere ad una repository gratuita

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Google ha delineato i propri piani per il futuro di YouTube. Si tratta di un appuntamento importante perchè YouTube rappresenta il fulcro primo della croce e delizia delle attività di Mountain View. La delizia è nel successo, nei numeri, nella crescita e nell’imposizione del brand come sinonimo di video online; la croce è nelle cause miliardarie per violazione di copyright, negli scarsi introiti del passato e nelle difficoltà nel monetizzare l’eclatante crescita del servizio. Ma qualcosa sembra che stia cambiando, con una emorragia di denaro sempre più limitata e con una redditività in attivo sempre più vicina.

Google, innanzitutto, si gode il successo del sito per quanto concernente gli introiti da display advertising. Il gruppo ha comunicato di aver venduto nell’ultimo anno il 90% degli spazi disponibili sulla homepage USA del sito, con buone performance anche sulle localizzazioni extra-USA. Questo tipo specifico di pubblicità, quindi, sembra premiare le scelte di Google e, soprattutto, sembra poter attirare grossi investitori, i quali possono con le proprie scelte cambiare il destino del servizio (anche in Italia la homepage è da tempo occupata da grandi promozioni con grandi brand impegnati nel lancio di prodotti e servizi portando i propri banner vicino al modulo di ricerca del sito). Oltre alla homepage sembra essere aumentata di redditività anche la parte interna del sito, con un raddoppio dei filmati monetizzabili ed entrate pertanto in crescita (Google non fornisce però cifre specifiche). Ed i margini di crescita sono ancora enormi: Susan Wojcicki, vice presidente Google, sottolinea come ad oggi le display ads hanno raccolto in un anno 17 miliardi di dollari negli USA, circa il 10% rispetto al comparto televisivo. Il prossimo obiettivo già nel mirino, insomma, è chiaro.

Ma non è tutto qui. Alcune dichiarazioni rilasciate ai microfoni Reuters da David Eun, vice presidente di Google per le partnership sui contenuti, lasciano intendere come possano esserci una parziale revisione del modello di business per il prossimo futuro: «Stiamo facendo alcune scommesse interessanti sui contenuti di lunga durata; non abbiamo accesso a tutti i contenuti, con il modello di advertising (attuale) […] La maggiore opportunità oggi è la pubblicità e abbiamo appena cominciato a grattare la superficie». Ma l’advertising non è tutto.

Le major hanno sempre guardato con estremo sospetto il modello attuale di YouTube, non considerando lo stesso come sufficientemente appagante per i contenuti di maggior qualità. L’industria, insomma, pretende modelli a pagamento per accessi “premium” ai lungometraggi, qualcosa che trasformerebbe YouTube in un player ben diverso da quello attuale. I due modelli sono pertanto destinati in futuro a coesistere: la gratuità di alcuni contenuti, in parallelo alle formule di abbonamento a pagamento per l’accesso ad altre produzioni. Per YouTube il tutto potrebbe peraltro divenire un goloso modello grazie all’apertura sempre più ampia nei confronti dell’alta definizione ed alla disponibilità di dispositivi (quali ad esempio il nuovo Cubo di Telecom Italia) in grado di portare YouTube direttamente sullo schermo televisivo.

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