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Ricorso alla FTC per la privacy su Facebook

Una lunga serie di associazioni si è accodata alla Electronic Privacy Information Center (EPIC) nel firmare una lettera alla FTC chiedendo che si approfondisca il modo con cui Facebook ha cambiato la policy del network ai danni della privacy degli utenti

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Electronic Privacy Information Center (EPIC), Library Association, Center for Digital Democracy, Consumer Federation of America, FoolProof Financial Education, Patient Privacy Rights, Privacy Activism, Privacy Rights Now Coalition, Privacy Rights Clearinghouse, U.S. Bill of Rights Foundation. Sono questi i nomi firmatari di una missiva inviata alla Federal Trade Commission per chiedere approfonditi controlli circa il recente cambio della policy di Facebook, il quale metterebbe a repentaglio la privacy dei 350 milioni di utenti iscritti al social network (100 milioni nei soli Stati Uniti).

La EPIC, l’associazione che si fa capofila in questa battaglia, denuncia (pdf) il fatto che Facebook avrebbe cambiato improvvisamente le regole del proprio network rendendo molto più materiale disponibile alla pubblica visione. Secondo l’associazione, Facebook non avrebbe pertanto adottato tutte le misure necessarie affinché il passaggio fosse pienamente compreso e consapevole. Gli utenti, acconsentendo semplicemente alle informative pubblicate, hanno così superficialmente aperto molto più materiale rendendo il network molto più ricco rispetto a quanto non succedesse sotto il regime di policy precedente.

Il passaggio alle nuove regole era stato ampiamente anticipato da Facebook, ove era stato istituito anche un gruppo di discussione per valutare la bontà delle novità previste. Una informativa aveva quindi notificato il cambiamento in atto e lo stesso Mark Zuckerberg ha aperto la propria gallery fotografica personale a tutti per dimostrare quanto sia cosa buona e giusta una maggiore apertura al cospetto di un maggior controllo nelle mani degli individui. Le associazioni di tutela della privacy, però, non la pensano alla stessa maniera e puntano invece il dito su quell’80% di utenti che non ha mai badato alle proprie impostazioni per la privacy.

Decisamente stizzita la risposta ufficiale di Facebook alla diffida presentata dalle associazioni: «Abbiamo avuto discussioni produttive con dozzine di organizzazioni in tutto il mondo a proposito dei recenti cambiamenti, e siamo delusi dal fatto che EPIC abbia scelto di condividere le proprie preoccupazioni con la FTC rifiutando al contempo di parlarne con noi».

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