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Il primo anno del futuro

L'anno in cui è finito il mondo 1.0, l'anno in cui è definitivamente matura la consapevolezza del passaggio al 2.0. L'anno, quindi, in cui forse si potrà iniziare davvero a pensare a quel che potrebbe essere il 3.0. Eccolo il 2010: il futuro inizia oggi

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Cosa è cambiato? Tanto è cambiato. Dal primo gennaio del 2000 al 31 dicembre del 2009 è passato un decennio di grandissima importanza. Nel 2000 scoppiava infatti la bolla delle dot-com, si capiva la differenza tra economia reale ed economia virtuale, si intravedeva il potenziale della Rete e si capiva che qualcosa stava per accadere. Ma il climax del decennio era destinato ad arrivare subito, già nel 2001. L’11 Settembre, infatti, assieme alle Torri Gemelle crollò un mondo e dalle polveri ne risorse un altro.

Il passo è stato simbolicamente istantaneo. Milioni di persone in tutto il mondo si fiondarono sul Web alla ricerca di informazioni. Fummo in tanti a ritrovarci sul forum di HTML.it per capire tutti assieme cosa stesse per accadere. Per la prima volta la tv e il pc rimasero accesi di pari passo, ed entrambe le fonti apparivano come attendibili: i giornalisti su uno schermo, gli amici sull’altro; il tg su uno, forum e chat sull’altro. Le notizie erano incalzanti, le smentite si susseguivano, il caos regnava sovrano mentre l’immagine dell’aereo che si schianta sul grattacielo stordiva la coscienza di mezzo mondo.

In quelle ore il trauma era destinato a segnare il solco della storia e della tecnologia. Le immagini ed i commenti provenivano da cittadini vicini all’evento ed arrivavano sugli schermi di cittadini lontani ed interessati. La mediazione era scomparsa tra le polveri: era passato poco dall’inizio del decennio, ma già la storia aveva dettato il proprio menu. A fine decennio tutto sembra compiuto: i social network hanno dato concretezza alle microcommunity che si ergono attorno ad ogni singola persona, la centralità degli eventi è disseminata nella viralità dei nuovi mezzi ed i telefonini sono al tempo stesso la nuova telecamera ed il nuovo schermo onnipresente, in casa come al bar, per la strada come al lavoro, in compagnia come nella solitudine.

L’esplosione delle Twin Tower ha fatto crollare due torri ed un mondo dell’informazione, ed anche in questo caso a fine decennio tutto è giunto a maturazione: l’editoria tradizionale è entrata in crisi, le tv stanno iniziando a scendere a patti con la Rete, il giornalismo sta cercando una nuova identità con sempre maggior urgenza e nuovi device elettronici sembrano voler girare inesorabilmente il coltello nella piaga: i bilanci del mondo cartaceo sono ciò che di più esplicativo si possa avere.

In questo contesto arriva il 2010. Dove inizia il vero “2.0”, dove finisce il vecchio “1.0”. Il CES ha inaugurato l’anno portando una moltitudine di novità e quella sensazione di fermento che da qualche mese sembrava non sentirsi ormai più.

Il 2010 sarà l’anno dei tablet, e probabilmente della nascita di una nuova editoria basata su questo nuovo tipo di esperienza. Il 2010 sarà l’anno di Google sui telefonini, e non son serviti troppi giorni per capirlo. Il 2010 sarà l’anno in cui Facebook dovrà confermare la propria carica rivoluzionaria, svincolandosi definitivamente dalla forza gravitazionale che tutto attira verso il buco nero di Mountain View: la massa raggiunta e la velocità di crescita dovranno a tal fine mantenersi alti, altissimi, perché Google è una forza clamorosa che non sembra accontentarsi mai.

Sul 2010 abbiamo dipinto questo facile gioco di numeri: 2.0 e 1.0, un passaggio di consegne che il mondo dell’informazione ha descritto da tempo ma che proprio a fine decennio sembra aver raggiunto la sua definitiva maturazione. Ora sì, si inizi pure a parlare di futuro. Lo impone la crisi economica da cui tutti vogliamo fuggire: evitare di guardarsi indietro è il miglior modo per andare in fuga verso il raggiungimento di nuove vette.

Prendiamo per buono il detto per cui oggi è il primo giorno tra quelli che verranno. Così sarà quest’anno, perché è questo quel che ci serve. Buon 2010. Buon futuro.

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