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Spagna: sì agli shutdown dei siti pro P2P

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Avevamo già parlato della situazione spagnola e dell’incombente dottrina Zapatero. Da poco è giunta la notizia che la legge è stata approvata: anche in Spagna sarà possibile chiudere un sito che offra, fra i suoi link, la possibilità di accedere tramite sistemi P2P a file protetti da diritto d’autore.

La polemica però non si è placata. Subito dopo la decisione del governo spagnolo, gli attivisti della rete non hanno mancato di far sentire la loro voce.

Ancora una volta, l’accusa è quella di mettere il rispetto del copyright al di sopra di quello dei diritti dei cittadini.

Sotto la luce del riflettore il passaggio della legge che prevede un sostanziale bypass del normale iter giuridico: gli shutdown avverranno senza nessun processo, ma basterà il semplice beneplacito di un giudice. Va sottolineato come quest’ultimo intervento non fosse nemmeno previsto nella prima stesura della legge, la quale si riduceva ad una possibilità di condanna, senza nessun livello di garanzia giuridica.

Anche in questa maniera, però, le considerazioni dei critici sembrano fondate. Nonostante il profilo più moderato assunto dall’amministrazione spagnola, l’impianto della legge ha molto in comune con la legislazione francese. Certamente non ha scatenato una caccia al pirata, ma come in Francia, non ha esitato a sacrificare le libertà dei suoi cittadini in nome della difesa di una concezione della proprietà intellettuale ormai non a passo coi tempi.

E non sono pochi quelli che vedono, dietro questa decisione, la spinta delle lobby dello spettacolo, in primis quelle americane. Se così fosse, anche dentro la socialista Spagna, gli affari vengono prima dei diritti.

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