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Il terremoto di Haiti visto e descritto dal Web

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Mai come nelle grandi emergenze si percepisce il valore unico e inestimabile della comunicazione globale. Ne è stato un esempio lo tsunami che ha colpito il sud-est asiatico nel 2004, così come l’informazione ha avuto un ruolo preponderante nel raccontare e nel far percepire immediatamente a tutti la proporzione dell’evento e i danni da esso causati nel terremoto dell’Abruzzo lo scorso anno.

Testimonianze di grandi eventi che sconvolgono intere regioni o intere nazioni, contribuendo a creare un senso di vicinanza e di solidarietà che spesso si trasforma in aiuti concreti verso le popolazioni danneggiate. Un po’ come quello che sta accadendo in queste ore riguardo il terribile terremoto che ha colpito l’isola di Haiti ieri pomeriggio (tarda serata in Italia).

Un sisma di magnitudo 7 che ha letteralmente raso al suolo interi quartieri della capitale, Port-au-Prince, causando un numero imprecisato di morti ma sicuramente elevato stando a quanto si può capire dalle testimonianze che arrivano dal piccolo paese del centro-america.

Una tragedia che sta occupando le pagine più importanti di tutti i mezzi di informazione e che, ancora una volta, sta trovando nel Web un veicolo unico per aggiornare il mondo in maniera costante su quanto accaduto e sulla situazione nelle ore post-sisma, raccontando le vicende non tanto dal punto di vista “ufficiale” che gli altri mezzi ci propongono, quanto dalla viva voce di chi, quelle vicende, le ha subite e ne percepisce tutt’attorno i danni.

Capita così di leggere su Twitter le testimonianze quasi in tempo reale di alcuni degli abitanti della capitale che sul sito scrivevano, nei momenti immediatamente seguenti la prima scossa, post contenenti la paura e il fragore di quei frangenti, descrivendo i crolli, le urla e il frastuono che seguono questi tragici attimi.

In particolare Twitter, con la sua immediatezza e la sua tipica vocazione all’informazione diretta e concisa, è diventato in queste ore il punto di riferimento per aggiornare e aggiornarsi sulla situazione, tanto che il Los Angeles Time ha pubblicato una lista degli account da tenere sott’occhio per ricevere informazioni in tempo reale sull’evolversi della vicenda.

Analogamente, anche su Facebook non mancano testimonianze dirette del terremoto lasciate dagli utenti, così come non mancano già i primi gruppi, sempre più popolati, che dimostrano la loro solidarietà verso le popolazioni travolte dal sisma.

Il Web 2.0 si distingue insomma in questi momenti per la sua grande vocazione social, facendosi cassa di risonanza per quella che viene definita “informazione dal basso” ma che, sempre più frequentemente, arriva prima dell’informazione tradizionale, riuscendo a descrivere i fatti nella maniera più cruda e più efficace di quanto qualsiasi cronista, pur bravo e sensibile che possa essere, riesca talvolta a fare.

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