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Microsoft, il cloud ha bisogno di certezze

Microsoft ha chiesto al Governo USA di intervenire per offrire certezze legali agli utenti ed alle aziende interessate al cloud computing. Un nuovo patto internazionale dovrà garantire la sicurezza dei dati e la tutela della privacy al di là dei confini

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Microsoft sembra avere una preoccupazione: se non si creerà il giusto contesto tecnico e legislativo attorno al cloud computing, il rischio è che l’utenza possa mantenere resistenze psicologiche tali da impedire la scelta del passaggio alla nuova dimensione. L’appello giunge quindi da Brad Smith, consigliere generale Microsoft, il quale ha chiamato all’azione direttamente il Governo USA affinché intervenga per offrire un punto di riferimento solido al mercato ed ai produttori (Microsoft in primis, da cui sta per prendere il via l’ambizioso progetto Azure).

L’analisi di Brad Smith parte da un sondaggio commissionato dalla stessa Microsoft per capire come la clientela potenziale stia avvertendo le opportunità derivanti dalle soluzioni “cloud”. I risultati resi noti indicano come il 58% del pubblico e l’86% dei “business leader” siano eccitati dalle possibilità della nuova realtà. Al tempo stesso, però, il 90% degli intervistati si è detto preoccupato circa eventuali problemi di sicurezza e privacy. Nel momento in cui utenti ed aziende dovranno affidare i propri dati ad una azienda esterna, infatti, servirà una fiducia estrema nelle soluzioni proposte ed una normativa certa che regolamenti il settore è un aspetto sul quale, secondo Microsoft, occorre investire immediatamente tempo e risorse.

Quel che il gruppo di Redmond propone alle istituzioni è una Cloud Computing Advancement Act «per promuovere innovazione, proteggere i consumatori e disporre di nuovi strumenti per risolvere i principali problemi relativi a privacy e sicurezza». Ma una azione del Governo USA non sarebbe comunque sufficiente: secondo Smith occorrerà impegnarsi affinché possano essere coinvolte più realtà a livello internazionale, così da assicurare certezza legale agli utenti a prescindere dal luogo in cui i dati sono fisicamente conservati.

L’appello alle istituzioni è dettagliato e coinvolge anche la normativa esistente, della quale si auspica una revisione che contempli anche le peculiarità del cloud:

  • «Migliorare la protezione della privacy e le regole per l’accesso ai dati […], partendo con la riforma per rafforzare la Electronic Communications Privacy Act per definire e mettere a disposizione maggiori protezioni per consumatori ed aziende»;
  • «Modernizzare la Computer Fraud and Abuse Act così che la legge abbia gli strumenti necessari per perseguire hacker e crimini online»;
  • stabilire principi chiari affinché consumatori ed aziende sappiano esattamente come le loro informazioni vengono utilizzate, usate e protette;
  • costruire una struttura multilaterale per risolvere i problemi dell’accesso ai dati a livello globale.

Ciò che spinge in modo sostanziale le aziende ad interessarsi al cloud computing è la possibilità di risparmiare denaro, facendo così leva sul taglio dei costi per investire altrove le proprie risorse. La sicurezza deve però essere un punto fermo attorno al quale formare le offerte, poiché una qualità scadente ed una mancanza di certezze peserebbe in modo determinante sul modo in cui il cloud si presenta sul mercato come alternativa valida, possibile ed interessante.

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