Digital.it
QR code per la pagina originale
blog.jpg

Social network, il monopolio è un destino naturale?

Si discuteva tempo fa della possibilità per cui il mondo dei motori di ricerca possa essere o meno un mercato a monopolio naturale ove, per semplice ineluttabilità, soltanto un attore è destinato a dominare e gli altri ad accettare il verdetto. L’ipotesi per cui Google possa godere di questa legge è stata avanzata da Credit [...]

Si discuteva tempo fa della possibilità per cui il mondo dei motori di ricerca possa essere o meno un mercato a monopolio naturale ove, per semplice ineluttabilità, soltanto un attore è destinato a dominare e gli altri ad accettare il verdetto.

L’ipotesi per cui Google possa godere di questa legge è stata avanzata da Credit Suisse nel 2007 e gli ultimi dati sembrano esserne chiara dimostrazione.

I dati, però, sembrano dimostrare anche come la regola possa valere anche per i social network. Secondo i rilievi proposti recentemente da Luca Lani, infatti, Facebook sta continuando a crescere tarpando le ali a Twitter e tagliando le gambe a MySpace, svettando verso una posizione di controllo assoluto.

Trattasi peraltro di un mercato unico, ove le leggi spannometriche della macroeconomia sembrano poter premiare semplicemente il progetto migliore. Che anche per Facebook, così come per Google, la leadership assoluta sia pertanto un qualcosa di ineluttabile?

Se vuoi aggiornamenti su Social network, il monopolio è un destino naturale? inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • Enzo R.

    L’interrogativo è intrigante, anche perché tratta un “mercato” assai peculiare, peraltro sensibile come altri alla Qualità del prodotto, intesa come rispondenza all’uso, ovvero ai requisiti espliciti e/o impliciti dell’utente finale.
    La peculiarità, tra le tante, sta nella facilità della scelta e della visibilità del prodotto a tutto campo, vale a dire nello spazio e nel tempo, la sua facilità di prova e di assoluta libertà/immediatezza di giudizio da parte dell’utente.
    Né si può ignorare il fattore importante dell’abitudine, già trattato su questo blog ed attribuito a “pigrizia” dell’utente medio, che ha un’influenza rilevante. In effetti, occorre prender atto che lo sviluppo tecnologico si muove ad una velocità di qualche ordine superiore alla capacità di apprendimento/adattamento dell’utenza: cambiare usi e costumi ha un costo difficilmente valutabile, ma certamente assai più pesante di quello strettamente monetario del prodotto. In altri termini, quella che in tutti i settori di mercato si chiama “fidelizzazione del cliente”, in questo comparto assume connotazioni assai particolari che favoriscono la nascita di monopoli.

  • Ratamusa

    Stupidaggini…..

  • Enzo R.

    @Ratamusa
    Scusami, il tuo commento è troppo lapidario, puoi spiegarti meglio? Grazie.

  • Ratamusa

    Forse ho interpretato male io l’articolo….
    Ma in tutte le cose, nel web o altrove il monopolio non è mai assoluto. Qualche forma di dissenso magari di dimensione minima, c’è. Basta cercarlo per trovarlo.
    Non sempre si trova qualcosa di valido, naturalmente, ma qualcosa si trova se si cerca nella maniera e nei posti giusti.
    Qualunque essi siano.

    La mia risposta, più che lapidaria, la definirei…..”sintetica, molto sintetica” e intendeva avere il significato qui sora esplicitato….
    Forse, hai ragione tu.
    Avrei dovuto dare più spiegazioni.
    Le mie scuse.

  • Enzo R.

    Concordo: il monopolio non è mai assoluto (a parte aspetti legali che non lo consentono) ma, commercialmente parlando, quando arrivi a % di mercato che vanno dall’6o % in su (in certi settori bastano anche % minori per individuare un monopolio) il monopolista fa quello che vuole poiché se ne infischia dei “dissenzienti” (credo che non occorra fornire prove in tal senso).
    Tra i fenomeni indotti da Internet, studiati ovunque, ci sono singolarità senza precedenti: utenze che si misurano a milioni di individui, business che valgono decine di miliardi (non importa se di $ o di ?), fortune immense create nello spazio di un mattino da parte di ragazzini in senso aziendale e spesso anche in senso anagrafico. Ma queste cifre quasi sempre si raggiungono in odore di monopolio, insito nel tipo di materia trattata e, credo, non di rado al di là delle intenzioni dei titolari dell’iniziativa: per chi non aveva nulla, e si ritrova d’improvviso fagotti di soldi in mano, rinunciare a qualche fagotto in più non costituirebbe un grande sacrificio, anche se l’appetito vien mangiando.
    Concludo. Internet ci farà vedere questo ed altro ma una cosa è già certa: in questo comparto, tendenzialmente, o fai dei flop o fortune incommensurabili, perché puoi acquisire un portafoglio clienti altrettanto smisurato, col monopolio in agguato o a portata di mano.
    P.S: Hai ragione: il termine giusto è “molto sintetica”. Tuttavia non vedo perché devi scusarti: “è il bello della diretta”.

  • Sbalky

    Credo che i ragionamenti precedenti vadano bene in senso assoluto, ma non nello specifico di uno strumento che deve unire, come un Social Network.
    Se la maggior parte delle persone usa MS Office, c’è anche chi nel buio della propria stanzetta inizia ad usare Open Office e la cosa cresce, senza problemi, perché l’uso è “personale”. Problemi di compatibilità fra i file sorgono solamente quando questi documenti iniziano a girare fra persone che utilizzano suite diverse.
    Ma per un Social Network la differenza è sostanziale: se voglio comunicare con tutti i miei amici cercherò che tutti stiano sulla stessa piattaforma, ovvero una piattaforma che accomuni quanti più miei amici. E’ vero che potrei anche avere gruppi diversi su piattaforme diverse, ma questo implicherebbe una mole di “lavoro” maggiore per tenere allineate le comunicazioni e gli elementi condivisi, nonché una minore opportunità di reclutare nuovi contatti.

  • Enzo R.

    La precisazione di Sbalky è opportuna e non fa che rafforzare il concetto insito nel titolo del post che poteva anche essere “Social network”: il monopolio è fatale?”.
    Ma, in effetti, come lo stesso Sbalky evidenzia, tale fatalità è strettamente legata all’esigenza di comunicare con una moltitudine estesa di interlocutori. Per parte mia aggiungo “per ragioni “social” o “business” o altro ancora”.
    Più numerosi sono gli interlocutori con interessi comuni, più alta è la necessità di usare lo stesso mezzo che finisce per convertire in un monopolista il provider gestore del mezzo. Quando in un mio precedente intervento affermavo che il monopolio è insito nel tipo di materia trattata, alludevo proprio a questo dato di fatto. E’ vero che in ambito “non social” si possono aprire spazi per i “dissenzienti” (usando un termine introdotto da Ratamusa), ma essi sono confinati a sfere personali che non possono incidere minimamente su quanto esposto nel post di Giacomo, anche quando afferma che “le leggi spannometriche della macroeconomia sembrano poter premiare semplicemente il progetto migliore”.

  • Ratamusa

    Sbalky non ha tutti i torti….

  • Enzo R.

    Secondo me non ne ha neanche uno.
    Il suo intervento ha sottolineato un dato di fatto inconfutabile. Siamo, come sempre, qui per scambiarci opinioni che come tali vanno considerate.
    Per parte mia, non so se in modo chiaro, ho condiviso il parere di Sbalky: il Social network esalta più di altri la probabilità di dar luogo al monopolio di questo o quel provider. Ho solo osservato che il “Social” , parlando di monopoli, non costituisce l’unico caso: se, a torto o a ragione, una massa consistente di utenti della rete considera un mezzo di interlocuzione migliore di altri non c’è scampo: l’utenza cresce vertiginosamente e, al di là della propria volontà, crea “fatalmente” un provider monopolista.
    A me questo fenomeno, tipico della rete, pare un dato di fatto, ma la mia è e resta un’opinione come un’altra.