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iPad, la “one more thing” giunga dagli editori

Le grandi attese relative all'iPad sembrano aver generato un certo scontento, o quantomeno un certo imbarazzo: ci si attendeva di più. Ad oggi l'iPad sembra un contenitore vuoto. Ma ora tocca agli editori: la loro occasione è la "one more thing" dell'iPad

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Al termine della presentazione dell’Apple iPad c’era come una sensazione nell’aria per cui qualcosa mancasse. Tutti i rumor erano stati pressoché confermati, eppure sembrava mancare il tocco magico che poteva cambiare l’umore. Poco alla volta la borsa ha virato in positivo sul titolo AAPL, ma senza l’esplosione di entusiasmo che qualcuno probabilmente si attendeva. Il dispositivo genera un certo imbarazzo tra chi vorrebbe partorire un giudizio immediato, a caldo. Impossibile. Ecco perchè, a fine presentazione, c’era la sensazione per cui avrebbe potuto arrivare ancora una “one more thing”. Anche se, probabilmente, la one more thing questa volta non sarà responsabilità di Cupertino.

La grande attesa era soprattutto da parte del mondo dell’editoria. Quel che ci si aspettava dall’iPad era un nuovo modello di business, una interfaccia ad hoc che potesse portare al settore un fulcro su cui rilanciare le proprie ambizioni. Apple non sembra però aver creato un modello, ma soltanto un contenitore. Il modello già c’era: è l’App Store. Così come sull’iPhone, quindi, i contenuti arriveranno sotto forma di applicazione, con formato ed interfaccia pensati per il generoso schermo del device. Non c’è altro. Le modalità di distribuzione sono quelle già esistenti, la Rete è il veicolo per trasportare i bit e l’acquisto dell’applicazione è la mano allungata all’edicolante per pagare la propria copia.

Sull’iPad c’è iBook. Gli utenti potranno acquistare libri, ma il tutto non sembra poter competere nello specifico con Kindle. Kindle, in ogni caso, sarà sull’iPad sotto forma di applicazione, il che mette le due parti su polarità opposte soprattutto in relazione alle caratteristiche del dispositivo (batteria, schermo, leggibilità, interazione). Quel che sui libri non sarà forse possibile ottenere, però, lo si potrà raggiungere nel mondo dell’informazione: in questo ambito la forma è destinata a cambiare già da tempo ed una esperienza maggiormente ricca (goduta su sforzi di lettura minori e compendio di informazioni basato anche su immagini fotografiche e video) potrebbe essere apprezzata. Da una prima analisi, insomma, sembra possibile la dicotomia che sposta la pura lettura su Kindle ed ogni altro tipo di esperienza sul tablet (a prescindere dal nome e dalla casa produttrice).

Il New York Times su iPad

Il percorso da e verso l’editoria sarà però lungo. Gli editori, infatti, dovranno trovare nuove soluzioni grafiche, nuovi concetti di interazione, nuove modalità espressive, nonché i giusti equilibri tra advertising e formule a pagamento. Il valore aggiunto dell’iPad potrebbe essere in questo tipo di esperienza, ma gli esperimenti in tal senso sono lasciati agli editori. Dai quali non sembra giungere eccessivo entusiasmo: se alcuni nomi altisonanti si sono immediatamente accodati alla promessa ennesima rivoluzione di Steve Jobs, altri sembrano esprimere un certo distacco e Jim Roberts del New York Times (tra i nomi più vicini al progetto iPad) avrebbe così smorzato gli entusiasmi: «Ci aspettavamo di rimanere sorpresi. Non è successo».

Ad oggi l’iPad è un contenitore vuoto ed iBook da solo non basta. Ora tocca agli editori, e servirà un certo coraggio. Secondo Gartner non sarà sufficiente portare sull’iPad la medesima esperienza della rete ed i medesimi contenuti del cartaceo: «non funzionerà». Serve quindi una alchimia nuova, una “one more thing” che Steve Jobs ha lasciato nelle mani degli editori. Apple da parte sua ha pensato ad un device ad un costo accessibile, di un formato buono per una consultazione da “divano”, con tutte le caratteristiche necessarie per evitare barriere all’ingresso e favorire una quanto più rapida penetrazione sul mercato. Tra due mesi potrebbero esserci i primi contenuti che contano e l’arrivo in massa dei grandi nomi potrebbe diventare un traino irresistibile. Se si vorrà cogliere l’occasione per passare a modelli a pagamento, però, occorrerà offrire all’utente un valore aggiunto, qualcosa che l’iPad possa esprimere grazie alle proprie peculiarità.

Gene Munster, analista esperto di “cose” Apple ha previsto un quantitativo di iPad immessi sul mercato entro il primo anno pari a 3/4 milioni di unità, più ulteriori 8 milioni nel 2011. Goldman Sachs ha fissato le proprie previsioni in 6 milioni di iPad entro l’anno. Bernstein & Co. ha fissato il limite previsto a 3 milioni. La bontà dei numeri, è chiaro, sarà benzina per l’intraprendenza e gli investimenti degli editori.

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