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Il Decreto Romani? Non mette nessun bavaglio alla Rete

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Continuano le polemiche relative al Decreto Romani. Se da più parti, soprattutto nella Rete, si è parlato di vero e proprio attentato alla libertà diffussione di contenuti video su Internet, arrivano comunque reazioni tese a smorzare i toni del dibattito e soprattutto a negare qualsiasi volontà di censura del decreto.

A tentare di chiarire la situazione è Roberto Cassinelli del Popolo delle Libertà, che ribadisce con estrema sicurezza come il Decreto Romani non sia assolutamente un rischio per la libertà della Rete e ancora meno per siti come YouTube, ritenuto da parecchi come il più penalizzato dalle nuove regole.

La risposta arriva tramite la pubblicazione di un post in cui Cassinelli spiega punto per punto le ragioni per cui l’allarmismo creato in questi giorni attorno al decreto sia esagerato e soprattutto basato su ragioni che non sussistono.

Per fare scattare gli obblighi previsti dal decreto devono infatti essere valide almeno 5 condizioni:

  • Vi sia un “fornitore di servizi di media”, cioè un soggetto che si assuma la responsabilità editoriale della scelta dei contenuti audiovisivi;
  • l’obiettivo principale sia la fornitura di programmi “al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico”;
  • il servizio sia esercitato nell’esercizio di un’attività principalmente economica;
  • il servizio sia esercitato “in concorrenza con la radiodiffusione televisiva”;
  • il contenuto audiovisivo, all’interno del sito, abbia carattere “non meramente incidentale”.

Per Cassinelli non è quindi così semplice far rientrare un sito sotto gli obblighi previsti dal decreto, una lettura che escluderebbe quindi YouTube e soci dall’obbligo di pubblicare il materiale audiovisivo esclusivamente dietro autorizzazione dei detentori dei diritti.

Di certo arriveranno delle obiezioni alla lettura di Cassinelli, ma intanto va segnalata una certa apertura da parte del ministro Romani, che si è detto disponibile ad alcune revisioni del testo anche alla luce degli incontri avuti con i responsabili delle divisioni italiane di Google e Yahoo.

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