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Il 37% degli utenti legge giornali online

Il 37% degli utenti (USA) che navigano in Rete cercano informazione sul Web passando sui siti degli editori fino a mezzora di tempo al mese pro capite. Sulla base di questi numeri avverranno le trattative future tra editori, provider e distributori

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La Newspaper Association of America (NAA) ha diramato una serie di cifre che, ottenute da una ricerca commissionata a Nielsen Online, foraggiano le ambizioni degli editori nelle trattative per i contratti di distribuzione e advertising online. Sono cifre, infatti, che sembrano voler dimostrare anzitutto un assunto: l’informazione online è una forte componente delle abitudini di navigazione degli utenti.

Secondo quanto registrato sui siti relativi a editori impegnati nell’informazione online, la fetta di mercato media catalizzata sarebbe pari a 72 milioni di visitatori al mese, qualcosa come il 37% dell’utenza online. In tutto trattasi di una mole da 3.2 miliardi di pagine visualizzate nel trimestre analizzato per un totale di 2.4 miliardi di minuti passati sulle pagine in esame. Nel mese di Ottobre gli utenti avrebbero passato in media 34 minuti e 14 secondi pro capite sui siti di informazione, media leggermente scesa nel mese di Novembre (32 minuti e 44 secondi) per risalire nuovamente nel mese di Dicembre (34 minuti e 52 secondi).

Secondo la NAA i numeri dimostrano come il mondo dell’editoria online abbia capito la direzione da intraprendere, proseguendo in una transizione che sta trasformando le compagnie in provider di contenuti multipiattaforma: lo richiede l’utenza, e questa deve essere la risposta del settore. «Nel momento in cui l’economia inizia a stabilizzarsi, le compagnie legate ai giornali online sono nella posizione di sfruttare la fiducia nei loro brand per raggiungere un pubblico fortemente interessato e fornire massimo valore per gli inserzionisti»: così John F. Sturm, Presidente e CEO della Newspaper Association of America.

Sono questi numeri che suonano sicuramente dolci melodie anche alle orecchie di Carlo De Benedetti, il quale in tempi non sospetti aveva addirittura invocato una fetta degli introiti dei provider in virtù della forte attrattiva che l’informazione online determina nei confronti degli utenti. Secondo De Benedetti tale obolo avrebbe la funzione di favorire proprio la transizione descritta da Sturm: «Il passaggio dei giornali al web, che amplia l’audience e diminuisce i fatturati, venga sussidiato alla stregua del passaggio dall’analogico al digitale nella televisione. Il meccanismo potrebbe essere simile a quello utilizzato per le politiche di sostegno alle energie rinnovabili. In quel caso l’interesse generale giustifica un prelievo proporzionale erga omnes sulla bolletta energetica. Qui il prelievo potrebbe avvenire sulla bolletta della connettività, a prescindere dall’utilizzo, da parte del singolo, di contenuti informativi durante la propria navigazione. Non si tratterebbe di un contributo perenne ma di un finanziamento alla transizione da regolamentare a livello di singolo paese».

Nello sviluppare la propria proposta De Benedetti sciorinò anche un dato che fece storcere il naso ai più: «Oltre il 30% del traffico in rete è generato dai siti di quotidiani e reti televisive». Il dato è oggi forse intelleggibile alla luce della statistica Nielsen, ove la percentuale non è però riferita al traffico, ma alla percentuale di utenti coinvolti in qualche modo nella consultazione dei contenuti informativi dei siti facenti riferimento al mondo dell’editoria in Rete.

Il peso specifico dei numeri è ogni giorno sempre più importante: sulla base di questi numeri, infatti, avverranno le trattative tra editori, distributori e fornitori di device (iPad, Kindle, smartphone e altri) che porteranno a definire i futuri equilibri del settore.