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Google Buzz: così Gmail diventa social

Google ha aggiunto la funzione "Buzz" a Gmail, consentendo così alla webmail di dotarsi di un layer che trasforma la casella di posta elettronica in una sorta di social network. Google prevede un set di API per rendere la piattaforma aperta allo sviluppo

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Così come anticipato dal Wall Street Journal, Google ha aggiunto un layer “social” a Gmail trasformando la casella di posta elettronica. Nasce così Google Buzz, una piccola voce che si aggiunge alle opzioni per la gestione delle email aprendo però all’utente un mondo del tutto differente per la gestione dei propri contatti, delle proprie interazioni sociali, delle comunicazioni personali verso l’esterno e del proprio Google Profile. C’è chi vede in questa iniziativa una sfida a Facebook, una minaccia a Twitter, un inseguimento a FriendFeed. Più semplicemente, Google sembra voler rimediare ad una mancanza e per farlo si affida al traino più forte che ha a disposizione: Gmail.

Google Buzz è così spiegato dal team di Google Italia: «Google Buzz è un nuovo modo di condividere aggiornamenti, foto, video e altro ancora direttamente da Gmail e con i vostri contatti preferiti, sfruttando la rete sociale che da sempre è alla base della vostra casella di posta elettronica. Buzz porta in superficie questa rete, selezionando i contatti con cui vi relazionate più frequentemente ma lasciandovi decidere con chi e cosa condividere. Questo progetto nasce dal desiderio di creare un’esperienza di condivisione facile da utilizzare e in cui integrare foto, video e link utili per renderla ancora più ricca». L’attivazione è automatica e verrà progressivamente portata su tutti gli account Gmail entro le prossime ore.

Ancora una volta un servizio Google nasce sotto il segno dell’apertura, e sembra essere questa la caratteristica principale di Buzz: la creazione di una piattaforma che richiami le attenzioni degli sviluppatori e, tramite l’azione di questi ultimi, trovi utilità ed utilizzi tali da favorirne l’affermarsi. Solo così Google può sperare di iniziare la scalata all’inseguimento di Facebook. «Chiaramente per realizzare Buzz ci siamo affidati molto all’apertura di altri servizi, come Flickr e Twitter, che attraverso Buzz puoi collegare al tuo account Gmail. Buzz stesso non è un progetto nato per essere chiuso; infatti mentre i nostri sforzi fino ad ora si sono concentrati nel darvi una fantastica esperienza di utilizzo del servizio, il nostro obiettivo a lungo termine è quello di rendere Buzz una piattaforma di conversazione online completamente aperta. Siamo già al lavoro per creare un set di API completo per gli sviluppatori, anche se al momento abbiamo una semplice API che utilizza protocolli standard per accedere al contenuto pubblico di Buzz. Di certo avremo presto novità da comunicarvi a questo proposito e anche per quanto riguarda un eventuale utilizzo del servizio su Google Apps per scuole e aziende».

Fin da subito è attivo, inoltre, l’impegno del gruppo per promuovere Buzz anche su piattaforma mobile. In questo contesto, infatti, trova maggior significato una delle peculiarità del servizio: la possibilità di aggiungere la geolocalizzazione dei “twit” prodotti.

La condivisione dei messaggi di stato può essere pubblica o privata, è possibile caricare foto e l’interazione con Picasa facilita la gestione delle immagini. L’integrazione con Gmail porta Buzz direttamente nelle mani di circa 176 milioni di utenti, con un impatto feroce fin dal primo giorno, mentre l’integrazione con Google Reader permette una più semplice condivisione dei contenuti seguiti.

La sensazione, insomma, è quella di un tassello mancante che Google ha inserito nel proprio puzzle per coprire una zona scoperta. In futuro è prevista anche una integrazione con l’oggetto del mistero Google Wave, ed è possibile che il servizio cerchi applicazione anche in ambito business offrendo la propria piattaforma Buzz tramite le API in via di sviluppo. Il servizio verrà pertanto plasmato poco alla volta sulla base delle indicazioni raccolte nel tempo, con un punto fermo nel mirino: l’apertura è la base delle potenzialità del servizio e le API sono il tappetino rosso che Google protende verso gli sviluppatori per richiamare i loro interessi.

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