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Google compra Aardvark: la query si fa social

Google ha comprato Aardvark per 50 milioni di dollari. Così facendo il motore fa proprio un motore in grado di mettere in contatto chi ha in testa domande e chi ha in testa risposte. Il motore basa il proprio funzionamento sui contatti tra gli utenti

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La conferma è arrivata direttamente dai fondatori del sito: il motore di ricerca “social” Aardvark è stato acquistato da Google per un quantitativo pari a circa 50 milioni di dollari. I rumor provenienti da TechCrunch dello scorso Dicembre trovano dunque conferma, ma ora l’operazione è ufficialmente conclusa con un premio in denaro per gli ideatori del motore.

L’operazione appare del tutto logica, dettata da un’offensiva al mondo del “social” già inaugurata con forza con il lancio di Google Buzz. Google ha infatti a disposizione una incredibile mole di informazioni, ma non sempre è facile ricollegare domanda e risposta trovando una soluzione per tutte le query composte dagli utenti. Non solo: la soluzione semantica proveniente dalle community può generare risposte di qualità estremamente alta, permettendo pertanto a Google di migliorare ulteriormente la forza delle propre SERP. In questo la dinamica del motore Aardvark sembra completare nel migliore dei modi l’offerta Google spostando dai server alle persone la responsabilità di produrre le risposte:

Il funzionamento di Aardvark

A firmare l’accordo i due fondatori di Aardvark, Max Ventilla e Nathan Stoll, entrambi ex-Google che ora rientreranno alla casa madre. Nella loro avventura fuori da Mountain View (denominata “Mechanical Zoo”) hanno messo in moto l’originale start-up raccogliendo fondi di investimento per 6 milioni di dollari (da August Capital e Baseline Ventures). Lo scorso Dicembre Google aveva offerto 30 milioni per far proprio il motore, ma un’offerta concorrente aveva messo il team di fronte ad una vantaggiosa posizione contrattuale. A distanza di poche settimane la trattativa è chiusa: per 50 milioni Aardvark passa di mano e potrà ora essere integrato tra i servizi del motore.

Il modo in cui Aardvark possa essere inserito nel puzzle Google è soltanto questione di fantasia: Google, Google Buzz, Google Talk e molti altri prodotti hanno celate potenzialità da esprimere, potenzialità che Aardvark potrebbe liberare. L’investimento appare pertanto interessante, ma al tempo stesso sembra poter essere una mossa difensiva imposta in qualche modo dalla concorrenza. L’accordo tra Facebook e Bing, infatti, è improntato sulla stessa falsa riga: permettere agli utenti contatti diretti così che chi cerca informazione possa trovare rapidamente chi le possiede. Bing ha dalla propria l’immensa community Facebook, mentre Google ha ora dalla propria parte la bontà degli algoritmi Aardvark (che già ad oggi, con una piccola community da circa 90000 utenti, promette risposte nell’87.7% dei casi).

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