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Class action contro Facebook per la questione privacy

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Continua ad essere costantemente sotto l’attenzione di tutti Facebook, il social network più famoso del mondo che ogni giorno fa parlare di sé in maniera più o meno controversa un po’ in tutti gli ambiti.

La notizia del giorno vede il portale social coinvolto in una denuncia presentata presso la District Court for the Northern District della California e legata alle recenti modifiche alle impostazioni per la privacy degli utenti apportate dai responsabili di Facebook.

I 5 utenti che hanno avviato il procedimento verso Facebook contestano, di fatto, l’adozione di un numero maggiore di opzioni che consentono agli iscritti di impostare nei minimi dettagli l’accesso ai dati personali, ritenendo che, quanto all’apparenza sembrerebbe un miglioramento a favore degli utenti, si rivela in realtà un pericolo per la riservatezza in quanto sarebbero moltissimi gli utenti che si sarebbero trovati involontariamente a condividere dati che, con le vecchie impostazioni, erano riservati.

Secondo i promotori della class action, insomma, il fatto di fornire una dashboard dedicata, con un numero di parametri più ampio per settare cosa condividere con gli altri, si è rivelato paradossalmente una novità peggiorativa per la sicurezza degli utenti: esattamente il contrario di quanto invece Facebook aveva assicurato nel presentare le nuove impostazioni.

La richiesta fatta alla Corte prevede quindi un risarcimento in denaro non ancora specificato in qualità di indennizzo per i danni alla privacy provocati dalle nuove impostazioni. La Corte sarà ora obbligata a verificare le modalità con cui Facebook ha introdotto le modifiche, nonché a capire se la campagna di informazione che spiegava agli utenti come utilizzare le nuove funzioni sia stata fatta in maniera efficace e, soprattutto, chiara.

La vicenda, a prescindere dalla sua conclusione, riapre le polemiche, mai però del tutto sopite, sulla privacy nei social network, polemiche che hanno preso di mira anche Google Buzz, di recente lanciato da Google e già oggetto, anch’esso, di una class action che ne chiede la chiusura immediata oltre ad un risarcimento pecuniario.

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