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Niente sesso, questo è un App Store

Apple avrebbe tagliato via dall'App Store 5000 applicazioni i cui contenuti erano in ambito "soft porn". Ma la mannaia sarebbe scesa in modo disomogeneo ed eccessivamente restrittivo: rimane l'App di Playboy, ma scompaiono immagini del giochi olimpici

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La mela è il frutto del peccato, ma a quanto pare Steve Jobs ha deciso di redimerne di proprio pugno la millenaria simbologia. Ed è così che la mela di Cupertino, dopo aver cavalcato l’onda del pruriginoso per lanciare sul mercato il proprio App Store, ha deciso ora di abbandonare tutto ciò che può in qualche modo ricondurre ad immagini e contenuti erotici. La notizia è emersa a seguito della segnalazione di uno sviluppatore direttamente interessato a questo tipo di investimenti, senza che apple al momento abbia confermato alcunché con notifiche ufficiali.

A parlarne per primo è Jon Atherton, sviluppatore a capo del progetto Wobble, secondo il quale Apple avrebbe escluso dall’App Store almeno 5000 applicazioni per motivi non del tutto chiari, ma in qualche modo riconducibili in ognuno di questi casi ad immagini in qualche modo richiamabili a sesso, erotismo, immagini pruriginose o comunque contenuti espliciti. Il post nascerebbe da un dialogo tenuto con responsabili dell’approvazione delle applicazioni sullo store Apple.

Ma la mannaia sembra essere scesa con estrema severità, eliminando dall’App Store anche applicazioni aventi immagini semplicemente relative a silhouette provocanti. Wobble, applicazione che prima della “censura” riusciva a macinare anche 500 dollari al giorno, ha visto il proprio mercato piombare nel nulla nel giro di poche ore: conferma della bontà dei sospetti Apple, forse, ma vera e propria mannaia per le attività di uno sviluppatore che ha investito sull’App Store e che si è visto tagliato fuori a causa di un giro di vite improvviso sulle regole del marketplace per applicazioni di Cupertino.

Niente contenuti espliciti. Niente costumi. Niente bikini. Niente silhouette. L’obiettivo sembra essere quello di chiudere la strada al “soft porn”, lasciando maggior spazio ad altri tipi di applicazioni che possano donare ai sistemi del gruppo funzionalità di maggior pregio. La discrezionalità dell’intervento, però, sembra lasciare l’amaro in bocca a molti. Sull’applicazione di GQ (editore Condé Nast, tra i primi editori pronti a salire sul carro dell’iPad) rimarrebbero infatti immagini solleticanti di Rihanna, l’applicazione di Playboy rimane disponibile, mentre sembrano essere state chiuse applicazioni a causa di immagini relativi a costumi particolarmente attillati utilizzati in occasione delle Olimpiadi invernali di Vancouver.

Lo scandalo potrebbe presto spegnersi in seguito ad un intervento chiarificatore da parte del team di Cupertino. Ma trattasi a questo punto di un intervento dovuto, perchè è nell’interesse di Apple avere una community di sviluppatori con regole chiare, massimizzazione delle opportunità e nessun ulteriore destabilizzante cambio improvviso della policy.

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