Digital.it
QR code per la pagina originale
news_6b875ed17a851f31.jpg

Sony Music Italia, appello ai provider

Rudy Zerbi, Presidente Sony Music Italia, ha proposto tramite il sito della Polizia una nuova unione tra produttori, provider e inquirenti per reprimere la pirateria e sostituirne i danni con un "equo compenso" da applicarsi sul costo della connessione

«È iniziato il festival di Sanremo e c’è già chi è pronto a mettere in circolazione copie pirata delle canzoni»: con queste parole il sito della Polizia di Stato ha presentato una intervista a Rudy Zerbi, Presidente Sony Music Italia, nella quale viene presentata una proposta che da tempo serpeggia nell’ambiente dei contenuti digitali. E ancora una volta si passa per il coinvolgimento dei provider, quegli stessi provider che invece da tempo chiedono di rimanere fuori da ogni tipo di contesa tra gli utenti e gli attori del mercato.

Zerbi, discografico di professione, difende la categoria dipingendo il quadro della situazione: «Non è un segreto che l’industria discografica è in crisi ormai da qualche anno a causa della pirateria che si è spostata, da quella su un prodotto fisico come la contraffazione di Cd, a una pirateria digitale, che nella sua accezione più grave, è quella della condivisione di file illegali. Sono brani di proprietà delle case discografiche che vengono scaricati illegalmente dai siti di file sharing». Il nesso tra pirateria e stretta economica viene indicato come diretto, sulla falsa riga di un’impronta di tipo causa/conseguenza: «se come discografico, fino a 5/10 anni fa i margini della produzione mi consentivano di finanziare tutta una attività di sperimentazione che offriva un’opportunità di lancio per giovani artisti sconosciuti, oggi tutto ciò non è più possibile. Quindi il danno non è solo industriale ma anche artistico, perchè si riducono gli spazi per tanti giovani talenti di farsi sentire e vedere».

Zerbi è comunque chiaro: Internet è una opportunità. Al tempo stesso, però, confessa la difficoltà nel raggiungere l’utenza interessata a spendere per la musica e per questo motivo suggerisce accordi direttamente con chi è in contatto con gli utenti: i provider. «Ormai la svolta sta solo nella possibilità di stringere accordi, come avviene nelle trasmissioni delle tv satellitari, con i principali internet service provider e, per una cifra aggiuntiva mensile o annuale di pochi euro, permettere all’utente di avere a disposizione l’intero catalogo dei produttori musicali con un download ufficiale e garantito, anzichè cercare file rubati. In questa direzione ormai stiamo lavorando. Siamo in contatto con diversi provider nazionali e questo è l’unico modo per conciliare legalità e appassionati della musica».

La proposta di Zerbi non è di per sé una novità perchè si tratta di qualcosa di molto simile a quanto proposto da De Benedetti per il mondo dell’editoria: gli ISP si incarichino di avere dagli utenti una somma aggiuntiva, somma da devolvere e redistribuire ai detentori del diritto. I produttori di contenuti informativi nel caso di De Benedetti, i produttori musicali nel casi di Zerbi. Sempre di “equo compenso” si tratta.

Zerbi porta avanti il proprio teorema con forza, approfittando dell’eco mediatica del Festival di Sanremo, sostenendo che il mondo dei produttori abbia già espresso il massimo dello sforzo possibile. Secondo il presidente Sony Music Italia occorre cercare una soluzione congiunta in cui proposte, soluzioni e repressione possano collaborare per tagliare le fonti della pirateria. «Quella dei costi ormai è una questione superata. Si possono comprare online brani a pochi centesimi di ottima qualità ed evitare il fastidio della ricerca di file illegali di pessima qualità con seri rischi di scaricare sui propri computer pericolosissimi virus. A volte i danni causati da questi file cancellano per sempre il divertimento di rubare la musica. [...] Se si vuole ascoltare musica lo si può fare con lo streaming online: non c’è bisogno di soldi o di scaricare file pirata. Chi ama la musica, non la ruba, altrimenti si uccide l’industria e chi sulla musica investe. Quando si esce con gli amici a bere qualcosa, a mangiare una pizza o si compra un libro, si spendono dei soldi perchè si riconosce un valore, seppur minimo, a queste cose: anche la musica ha un valore ed è giusto tutelarla».

Proposte, soluzioni e repressione: produttori, Internet Service Provider e Polizia dello Stato. La proposta è stata lanciata. Saranno soprattutto gli ISP a dover esprimere la propria opinione in merito.

Se vuoi aggiornamenti su Sony Music Italia, appello ai provider inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • Clod

    Finalmente qualcuno che lo propone dall’interno del settore…Secondo me 15 euro con inclusi tutti i settori (musica,cinema,software,editoria) sono più che accettabili se in cambio uno può scaricare quel che vuole…alla fine è comunque un guadagno per l’utente.E sono soldi in entrata sicuri per le major e softwarehouse…
    All’anno sarebbero 180 euro moltiplicati per tutti gli utenti downloader…e non sono spiccioli…superano addirittura la stima dei 110 euro fatta da Altroconsumo…15 euro divisi per: 3 euro per musica, 3 euro per software, 3 euro editoria, 3 cinema e 3 euro incassati da SIAE.
    Oppure 20 euro e si divide 4 euro per ogni settore e si hanno comunque gli stessi margini del decreto firmato da Bondi per il compenso sugli accessori…e coi 20 euro la spesa annua sale a 240 euro per utente solo di compenso dai download…(e anche qui non sono spiccoli che entrano)

  • Marainos

    15 euro “aggratis” sono anche troppi se consideriamo che le major non fanno assolutamente niente, nemmeno la fatica di prendere i contenuti e di convertirli in mp3/flac o altro e per quanto riguarda la musica e per la parte video stessa cosa: sono sempre e solo gli utenti, quelli che vengono considerati ladri sono quelli che fanno lo “sporco” lavoro di prendere il proprio cd, dvd, o da VHS, ripparlo e convertirlo in XviD/DivX o nel più recente H.264. 15 euro al mese per avere il permesso di condividere con altri quello che si è già comprato è troppo, 5 e proprio esagerando 10? al mese potrebbero essere accettabili e si tratterebbe comunque di una ENORME SOMMA DI DENARO ottenuta senza fare assolutamente niente.

  • BLah

    Ma come, 15 euro e posso vedere/ascoltare tutto quello che voglio e quanto voglio? Praticamente senza bisogno più di comprare film, musica, e altro? Ma esistono già siti e strutture per usufruire di tutto questo senza limiti, rallentamenti, disservizi, ecc. quindi?
    Se sì, io ci metto la firma!

  • @rchie

    E per quelli utenti che non scaricano una mazza? Come la mettiamo.
    Cè gente che usa la rete solo per l’E/mail, e poco altro.

  • Marainos

    x @rchie

    Questa addizionale dovrebbe essere facoltativa, viceversa se fosse obbligatoria (e forse sarebbe meglio, almeno all’inizio) l’importo dovrebbe essere molto molto basso.

  • Claudio

    Continuiamo con gli equi compensi? Quindi eliminiamo i costi dai cd, chiavette, etc?

  • http://massimosconvolto.wordpress.com Prof. Massimo Sconvolto

    Altro che appelli!
    I parassiti devono sparire e basta!
    Perchè anche chi non è interessato a fruire dei loro prodotti dovrebbe pagare?
    Dov’è l’equità??
    Meno Mercedes e più Dacia per tutti!

  • Claudio

    Povero rudy zerby! Stà soffrendo la crisi più di tutti in italia!

  • Clod

    Meglio sacrificare 15 euro che finire nelle fauci di ACTA…o preferite ACTA con disconnessioni, intercettazioni e la dittatura dell’industria?
    ACTA è peggio di dover dare 15 euro…

  • http://massimosconvolto.wordpress.com Prof. Massimo Sconvolto

    @Clod
    Scusa ma forse ACTA è peggio per chi scarica materiale coperto da copyright.
    A me che non ne scarico non me ne frega niente.
    Chi vuole certi contenuti deve pagare questa è la legge del mercato.

  • Clod

    ACTA non è una semplice legge…non colpisce chi scarica e basta…ma colpisce tutti indistintamente.
    Molto brevemente, ACTA non mira a depennare solo i download tutelati ma distruggere qualsiasi forma concorrenziale ai prodotti creati dall’industria, chiudere qualsiasi spazio possa essere sfruttato dagli autori per distribuire in autonomia le loro opere su internet per una distribuzione autonoma, distruggere il mondo opensource, impedire upload o download scomodi di qualche tipo contenuto che non necessariamente sia nel cerchio del copyright (quindi anche cose create dagli utenti!), intercettazioni massive sulla connessione e molto altro ancora…
    Anch’io non scarico ma ACTA non colpisce solo le cose a tutela del copyright ma ogni cosa che può danneggiare e infastidire l’industria, qualsiasi cosa che possa competere coi sui modelli e sistemi.
    La questione è molto ampia e seria ma in breve ACTA fa questo ed altro…

  • braccinocorto

    Marainos: forse il ‘lavoro sporco’ non è la conversione dei file, non hai mai pensato che c’è anche chi li crea, quei files? Hai mai pensato che non si trovano sulle piante, le canzoni? E che qualcuno, per crearle, PAGA?

    Claudio: l’equo compenso va a compensare la copia privata, non il download. Quindi resterà l’equo compenso. Nell’articolo viene utilizzato il termine per indicare una ‘somiglianza’ sul tipo di raccolta. Ma, a differenza dell’equo compenso, questo tipo di fruizione sarebbe invece misurabile e facilmente ripartibile. Il più, come al solito è trovare l’accordo interno tra le parti.

  • Claudio

    Quindi mettiamo il caso che io debba scaricare le foto delle vacanzo con amici… Pago i 15 euro per la connessione e pago quando metto i file dentro un cd… Cosa c’entra siae, sony, equo compenso, tassa?

    Come la si vuol chiamare equo compenso o tassa sono sempre soldi che ci stanno prendendo dal portafoglio senza permesso!

  • @rchie

    Ah, se solo noi consumatori, fossimo capaci di essere per una, dico una sola volta, tutti uniti, per dare un segnale a sti signori ladri auto-autorizzati!!

  • http://massimosconvolto.wordpress.com Prof. Massimo Sconvolto

    @ @rchie
    Parole sante.
    Peccato che l’egoismo alberghi irrefrenabile in quei pochi consumatori che ancora possono permettersi di consumare.