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Telecom difende la rete dalle critiche

Vodafone attacca Telecom Italia: la Rete non è qualitativamente accettabile. Telecom Italia si difende: la rete è buona, la rete è sufficiente, e chi vuole investire per migliorarla presenti i propri capitali. Calabrò neutrale: buona, ma non abbastanza

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Vodafone attacca, Telecom difende. Al centro delle attenzioni, ancora una volta, l’infrastruttura di rete, un valore che l’incumbent valorizza ma sul quale latitano gli investimenti. Per questo Maria Martinelli, consigliere di amministrazione Vodafone, punge il gruppo concorrente: «Serve una rete aperta ed efficiente in grado di garantire la soddisfazione degli operatori e dei clienti finali». Parole forti, il cui eco è però presto spento sotto il deflagrare del concomitante caso

«Come cliente della rete di Telecom Italia abbiamo bisogno di una buona rete, affidabile e sicura che ci permetta di servire bene i nostri Clienti. Su questo punto restano ancora ampi margini di miglioramento e gli effetti degli impegni devono ancora verificarsi. Come concorrenti abbiamo anche bisogno di trasparenza nell’evoluzione della rete fissa di accesso di Telecom Italia e del mantenimento delle condizioni concorrenziali verso le reti di nuova generazione». Vodafone porta però anche oltre il proprio appello, chiedendo di poter agire direttamente sull’infrastruttura. L’invito è quello di «aprire una riflessione che vada oltre il modello Open Access e gli impegni, per realizzare finalmente una nuova rete in fibra attraverso una società NGA in grado di coniugare qualità, apertura e parità di condizioni».

La risposta all’invito Vodafone è immediato e giunge per voce di Franco Bernabé, numero uno di Telecom Italia: «Le scelte di investimento non possono e non devono in alcun modo essere influenzate da soggetti che non partecipano all’investimento […] la nostra rete di accesso in rame è una delle migliori a livello europeo». E ancora: «Nelle reti abbiamo sempre investito una parte rilevante dei nostri ricavi e intendiamo continuare a farlo». Nessuno tocchi la Rete, insomma: Bernabé è irremovibile su questo punto e presenta il conto mettendo a bilancio anche la recente partnership firmata con Trenitalia: «a chi sostiene che non investiamo abbastanza in reti di nuova generazione, vorrei ricordare che Telecom Italia è un’azienda con una lunghissima esperienza alle spalle nel campo delle tlc e che non si è mai lasciata sfuggire reali opportunità di crescita e al contrario ha spesso saputo anticiparle».

Telecom invita chi voglia investire a presentare le proprie proposte, così che gli investimenti possano essere organizzati e gestiti. «esisitono oggi soggetti le cui dimensioni e i cui volumi e le cui disponibilità finanziarie sono tali da giustificare investimenti di entità e di estensioni simili a quelli che intende realizzare Telecom Italia». Chi non si presenterà, però, non dovrà un domani recriminare: il denaro va presentato ora, subito.

Calabrò in questo caso sembra volersi tenere al di fuori degli schieramenti, partorendo sulla vicenda un giudizio che si posiziona esattamente a metà tra chi critica la rete e chi la difende. A proposito della Rete Telecom, infatti, spiega che «è buona, è vero, ma insufficiente per le zone ad alta densità di traffico». È buona, ma anche no. L’unica verità assodata è che servono capitali. Ma trovarli, al momento, sembra rimanere una missione complessa. E quelli trovati dagli inquirenti, purtroppo, sembrano tanto ingenti quanto irregolari (e destinati a ben altre finalità).

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