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Steve Jobs si sente tradito da Google

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Negli ultimi tempi, i rapporti tra Apple e Google non sono dei migliori. Le due società, infatti, si sono velatamente dichiarate battaglia sul settore dei dispositivi mobili: la concorrenza tra iPhone e Android diventa, di giorno in giorno, sempre più agguerrita.

Steve Jobs non sembra aver apprezzato la decisione di Google di buttarsi nella produzione di un sistema operativo concorrente a iPhone, tanto che, qualche settimana fa, aveva rilasciato dichiarazioni dure e inequivocabili, sentendosi tradito da Mountain View. Apple, secondo l’iCeo, non si è mai inserita nel business delle ricerche online per non mancare di rispetto a BigG. Quest’ultima, tuttavia, avrebbe deliberatamente violato gli accordi indiretti con Cupertino, sviluppando Android, il diretto concorrente del melafonino.

Proprio in questi giorni, il New York Times ha aggiunto altri tasselli a questo puzzle, svelando come gli scontri fra le due aziende siano tutt’altro che recenti. Secondo la testata giornalistica, già nel 2008 Jobs avrebbe avvisato Google di non invadere il mercato degli smartphone, arrivando addirittura a minacciare la società concorrente. Oggetto del contendere, il multitouch del melafonino: qualora Google avesse implementato il multitouch in Android, Cupertino sarebbe stata pronta a iniziare un’agguerrita battaglia legale.

In tempi più recenti, i rapporti fra Google e Apple si sono ulteriormente incrinati non solo sul versante smartphone. Pare, infatti, che Google abbia approfittato delle informazioni in proprio possesso per acquisire AdMob, società su cui Jobs aveva espresso il proprio interessamento. Per contro, l’acquisizione di Quattro Wireless da parte di Cupertino si costituirebbe come una vendetta dell’iCeo nei confronti di BigG, interessata a prendere possesso di questa società.

In questo clima da guerra fredda, appaiono più sensate le indiscrezioni che, durante la scorsa settimana, hanno indicato un probabile accordo da Apple e Microsoft per combattere il nemico di Mountain View. Non ci resta che aspettare le contromosse di Google e, ovviamente, la querelle è destinata a inasprirsi ulteriormente.

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