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Commodore, storia di un mito più forte del tempo

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Quella di Jack Tramiel è senza alcun dubbio una vita straordinaria. Scampato dapprima ai maltrattamenti del campo di concentramento di Auschwitz, nel 1955 si trasferisce a Toronto, dove fonda una società per l’assemblaggio di macchine da scrivere destinate al mercato ceco. Il nome fu scelto grazie alla sua passione per il mondo militare: Commodore.

A oltre mezzo secolo di distanza, dopo aver passato periodi gloriosi e altri decisamente più bui, il brand sta per tornare, grazie al lancio di una nuova piattaforma, previsto da Commodore USA per il prossimo mese di giugno.

Una vita straordinaria, come detto poc’anzi, così come straordinaria è stata la capacità di rinnovare il raggio d’azione dell’azienda per adattarsi a un mercato in costante evoluzione, rispondendo in modo propositivo alla sempre più spietata concorrenza venutasi a formare nel corso dei decenni.

Dalle macchine da scrivere a quelle addizionatrici, dalle calcolatrici elettroniche ai personal computer, fino alla recente presentazione del modello 9100, caratterizzato da un design inconfondibile ma capace di nascondere caratteristiche tecniche di prim’ordine.

L’avventura di Commodore nel campo degli home computer inizia nel 1977, con il lancio del PET a 8-bit, seguito a quattro anni di distanza dall’indimenticabile VIC-20 e nell’estate del 1982 dal Commodore 64, capace di vendere oltre 20 milioni di unità e il cui successo sarà destinato a oscurare l’uscita dei suoi successori, fino all’esordio del Commodore 128 nel 1985.

Gli anni ’90 sono decisamente meno fortunati per il brand, che dopo il fallimento e la cessione alla tedesca Escom, rivelatasi piuttosto infruttuosa, approda nel 2005 alla società olandese Yeahronimo Media Ventures, pronta a mettere in campo importanti investimenti per la produzione di gadget e nuove apparecchiature elettroniche.

Cosa accadrà domani non è dato a sapere. Certo è che l’accoglienza del mercato verso il modello 9100, potrà determinare il futuro di un marchio capace di lasciare un segno indelebile nella storia dell’informatica.

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