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L’ADSL senza telefono in Italia non conviene

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A seguito di una recente decisione della Corte di Giustizia Europea di autorizzare uno stato membro dell’UE a poter imporre alle aziende di telecomunicazioni la fornitura di offerte ADSL senza linea telefonica (fattore spesso invece imposto da alcune compagnie) è riesploso il caso dei prezzi gonfiati per le ADSL nude (senza telefono).

La Corte ha legittimato una legge polacca del 2004 sulle telecomunicazioni che prevede si possa vietare ad un’impresa di telecomunicazioni di obbligare l’utente finale a fruire di servizi per lui superflui (come il telefono per chi in realtà vuole solo Internet).

In Italia questo tipo di offerte sono ampiamente diffuse ma a conti fatti non fanno risparmiare o almeno non come dovrebbero. I prezzi per chi sottoscrive questo tipo di contratti sono largamente gonfiati. Il risparmio, quando c’è, si attesta solitamente attorno ai 3 euro rispetto al canone della linea telefonica di Telecom Italia e la connessione ADSL standard da pagare al provider scelto.

Calcoliamo questo paradosso utilizzando Telecom Italia: il canone per la linea è 16,08 euro al mese e il costo per l’ADSL è di 19,95 euro. La somma è pressoché identica all’offerta Alice Casa Internet che non prevede (formalmente) il costo del canone. Un po’ meglio con gli altri provider ma il risparmio è troppo risicato per essere appetibile.

Con una delibera Agcom del 2006 gli operatori sono infatti costretti a riconoscere un canone addizionale a Telecom, in caso di ADSL attivate nelle case senza linea per coprire i costi affrontati per la manutenzione dei doppini. Questi costi ingiustamente spropositati sono poi ribaltati sull’utente finale. Le associazioni dei consumatori approfitteranno di questa sentenza per ridiscutere con l’Agcom su una riconsiderazione del caso.

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