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Una riflessione su Facebook, social network e giornalismo

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Per meglio comprendere come l’evoluzione dei social network possa influire, positivamente o meno, sul modo di fare informazione, viene in aiuto un interessante riflessione di Enrico Pedemonte, comparsa nel pomeriggio di ieri sulle pagine de L’Espresso Blog.

Secondo il giornalista, il boom di questi servizi sta modificando radicalmente il modo con cui i netizen fruiscono del lavoro portato avanti dalle redazioni. Non si approcciano più le pagine, seppur virtuali, di un intero quotidiano, preferendo ottenere stralci di articoli condivisi dai propri contatti.

A supporto della propria tesi, Pedemonte cita le emblematiche parole di Jon Klein, presidente del network CNN:

Sono più preoccupato dagli oltre 400 milioni di utenti Facebook, piuttosto che dai due milioni di persone che seguono Fox News.

La diretta concorrenza spaventa dunque meno della creatura di Mark Zuckerberg, ormai entrata con prepotenza nella vita dei navigatori, tanto che secondo una ricerca condotta da Hitwise, durante la scorsa settimana Facebook si è lasciato alle spalle per la prima volta Google.com negli Stati Uniti.

Oggi, il 3,52% dei lettori che giungono sulle pagine un giornale online lo fa tramite un click su Facebook e con tutta probabilità si limita alla sua lettura, senza proseguire la navigazione nelle restanti sezioni del sito.

È forse ancora troppo presto per definire con precisione se realmente l’evoluzione dei social network stia alimentando la crisi del mercato editoriale. Non bisogna infatti scordare che sono numerose le firme importanti che già da tempo abbracciano Facebook o Twitter, al fine di raggiungere un bacino di lettori potenzialmente sconfinato.

Certo è che queste nuove piattaforme Web 2.0 hanno innescato un processo di metamorfosi relativo al modo con cui milioni di utenti, soprattutto tra le fasce d’età più giovani, cercano e reperiscono notizie online. Come nota Pedemonte:

…mettono la comunicazione al centro della loro vita, e usano l’informazione che trovano su Internet come merce di scambio sociale con gli amici.

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