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Una chiocciolina al MoMA

Il MoMA di New York si è assicurato nella propria collezione anche il simbolo "@", la cosiddetta "chiocciolina". Il museo spiega che proprietà e possesso sono due concetti differenti, e che il design della chiocciolina si manifesta soltanto con l'uso

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Tutti ce l’hanno sulla tastiera, ma non tutti saprebbero riprodurla a mano ed al tempo stesso la sua pronuncia non è chiara ed omologata. Le origini, si viene a sapere, sono antiche ed al tempo stesso strane: spesso sottoutilizzata, assume varie connotazioni e nomenclature a seconda del luogo e dell’uso. Noi la chiamiamo “chiocciolina“. Ed ora non più soltanto un semplice simbolo, ma è un’opera d’arte esposta al MoMA di New York.

L’annuncio giunge direttamente dal Dipartimento di Architettura e Design del MoMA, il Museo di Arte Moderna più noto al mondo. La firma è di Paola Antonelli, Senior Curator del dipartimento, ed enuncia chiaramente come il Moma abbia acquisito il simbolo “@” e lo abbia inserito all’interno della propria collezione. «Si tratta di una epocale ed esaltante acquisizione che ci rende tutti orgogliosi». E continua: «Ma cosa significa ciò, sia concettualmente che in termini pratici?». Tutto quanto segue è un tentativo di risposta, la cui comprensione non sembra però essere alla portata di tutti.

«L’arte contemporanea, l’architettura e il design possono avere inattese manifestazioni, dai codici digitali fino agli indirizzi Internet o set di istruzioni che possono essere trasmesse solo dagli artisti». La Antonelli spiega come si sia evoluto l’accrescimento del MoMA negli ultimi anni, giungendo alla conclusione per cui il processo di acquisizione della “@” è un passo avanti nella direzione intrapresa: si parte dall’assunto per cui il possesso fisico di un oggetto sia un requisito non più necessario per una acquisizione poichè certi oggetti non possono essere fisicamente conservati. Così come un Boeing deve volare ed in quel frangente è di tutti e di nessuno, allo stesso modo la chiocciolina viene utilizzata in tutto il mondo pur facendo ora parte della collezione MoMA. «Gli stessi criteri di qualità, rilevanza ed eccellenza condivisi tra tutti gli oggetti del MoMA vanno anche applicati a questa entità».

La storia della chiocciolina è lunga e, prima di arrivare alle formalizzazioni nei protocolli email da parte di Ray Tomlinson e Douglas Engelbart (anni ’60), parte dal XVI secolo, si sviluppa in tutto il mondo, viene definita dall’American Dictionary of Printing & Bookmaking nel 1894 e compare sulle tastiere in ogni dove a significare qualcosa che, oggi, è parte del patrimonio culturale condiviso. Quella che per noi è una chiocciolina per altri è l’espressione di una scimmia, o di un cane, o la posizione di un gatto. Per il MoMA è un forte concentrato simbolico all’interno di un simbolo formalizzato, qualcosa di «aperto alle interpretazioni». Per questo il MoMA afferma di aver voluto la proprietà del simbolo: «non si esplicita come un lavoro di design, ma rivela il potere del proprio design attraverso l’uso; è immateriale e sintetico e quindi non aggiunge un futile “peso” al mondo».

L’unico oggetto gratuito al MoMA, ma non l’unico “senza prezzo”: con un’ultimo paradosso l’acquisizione viene illustrata. Ma i commenti sono spiazzanti: «immondizia intellettuale, impacchettata nel merchandising. Niente di più. Avete bevuto?».

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