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Facebook vuole advertising di qualità

Facebook ha imposto nuove regole ai propri inserzionisti per migliorare la qualità dell'advertising e degli annunci che compaiono sulle bacheche degli utenti. Vietato, d'ora in poi, citare dati relativi all'utente se il tutto non è pertinente all'annuncio

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Facebook ha imposto un giro di vite all’advertising ospitato tramite una revisione della policy che regola le pubblicità sulle pagine del social network. La novità è stata segnalata in origine da Clickz, secondo cui il nuovo processo sarà composto da filtri in parte umani ed in parte automatici per agire al fine di migliorare la qualità dell’advertising e diminuire la quota inevitabile di spam.

Quel che Facebook intende perseguire è un innalzamento della qualità degli annunci sulle pagine poiché, così facendo, si evitano problemi agli utenti e si aumenta l’appetibilità e la visibilità degli spazi stessi da parte degli inserzionisti più fedeli ed onerosi. Saranno infatti modifiche che non andranno ad intaccare i grandi gruppi partner, ma piuttosto taglieranno la strada a tutte le offerte di tipo “Get a free laptop!” che popolano le bacheche degli utenti senza offrire in realtà nulla, ma calamitando click e togliendo quindi qualità al network.

Tra le principali modifiche apportate alle linee guida figura inoltre la cancellazione di tutte quelle pubblicità che fanno uso dei dati dell’utente all’interno dell’annuncio. D’ora in poi sarà pertanto impossibile veicolare un messaggio di tipo “hai 25 anni e vivi a Roma?” se in realtà questo tipo di target non è in alcun modo correlato all’annuncio: trattasi di una scelta logica, tale per cui il social network evita di colpire la sensibilità dell’utente e la pubblicità evita di farsi intrusiva pescando click nel mucchio con stratagemmi di basso profilo. Letteralmente, cita il regolamento al punto 7: «Le definizione dei destinatari in base a un attributo degli utenti, ad esempio l’età, il sesso, la posizione geografica o gli interessi, deve essere rilevante per quell’offerta e non può infrangere le politiche sulla privacy e sulla protezione dei dati»

Secondo alcune analisi raccolte da Clickz non sono queste novità accettate da tutti di buon grado: «se sto cercando maschi di New Yorkm questo è il maggior parametro per attirare click. Poiché non ci sarà più concesso, avremo meno coinvolgimento e rilevanza». Facebook non la pensa così e vuole evitare che i propri annunci diventino, in quanto ospitato su spazi per definizione privati, degli appelli diretti o delle subdole chiamate al click a tutti i costi.

Facebook vuole che tutto, sulle bacheche dei suoi 400 milioni di utenti, sia pertinente. Per raggiungere lo scopo occorre regolamentare anche gli spazi promozionali, oltre che la ricerca (già fatto), le applicazioni (già fatto), le fans page (già fatto) ed i gruppi (c’è ancora molto da fare). L’esperienza Beacon è stata bruciante ed ha aiutato Facebook a maturare: oggi l’attenzione all’advertising è accresciuta e si è meglio strutturata, mettendosi sui binari di una impossibile sfida a Google che, pur partendo da lontano, ha buone basi per poter ambire a qualcosa di serio (va ricordato come, ad oggi, Facebook sia già una attività con bilancio in attivo).

«La qualità delle pubblicità è importante per noi, ed intraprenderemo sempre i passi necessari per assicurare alle persone su Facebook il meglio dell’advertising»: così Annie Ta, portavoce Facebook, nell’ultima simbolica spallata ai ricordi di Beacon prima del passo verso la nuova policy.

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