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Bing rimarrà in Cina. Ma a quali regole?

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Microsoft Bing non abbandonerà la Cina. È quanto dichiarato dai dirigenti già da alcune settimane. Ma quale è il motivo di questa decisione? Forse un tentativo di guadagnare quote nel mercato cinese?

Da alcuni giorni, ormai, Google ha deciso di uscire allo scoperto, eliminando la censura e trasportando il traffico del suo motore di ricerca verso Hong Kong. Una mossa azzardata per un motore di ricerca che, su un bacino di 400 milioni di utenti, ha il 35% del mercato locale.

È possibile che il vero vincitore di questa guerra sia Baidu, il motore di ricerca cinese. Ma Craig Mundie, di Microsoft, ha confermato che Bing attualmente copre poco meno dell’1% del traffico cinese, ed è intenzionato a rimanere in Cina.

Il problema, però, sarà stabilire a quali regole: Microsoft obbedirà alle leggi sulla censura oppure si impegnerà per ridurla nel tempo seguendo i cambiamenti della società cinese?

La risposta di Ballmer, a questa domanda, è stata molto diplomatica, cercando di conciliare le necessità del governo, con i bisogni dell’utenza finale.

Alcuni test dimostrerebbero come la censura attiva su Bing operi in un modo meno invadente di Baidu, ma più di Google. Inoltre non sono chiari i criteri utilizzati dall’azienda per decidere cosa censurare e cosa no.

Recentemente Microsoft ha firmato un documento che afferma che “Il diritto alla libertà di espressione non deve essere limitato da parte dei governi, eccetto in circostanze ben definite sulla base di leggi o norme riconosciute a livello internazionale.”

All’inizio di marzo, il ministro Li Yizhong ha dichiarato che le società che operano nella rete devono obbedire alle leggi cinesi. La domanda quindi è: cosa farà Microsoft?

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