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Un iPad per la casalinga di Voghera

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Quando si è visto l’iPhone si è presto capito fin dove poteva spingersi un telefono, fino a che punto di sofisticazione avrebbe pututo arrivare il mercato, fino a che livello di tecnologia ci si sarebbe potuti spingere per un gingillo da infilare in tasca.

Quando si è visto l’iPad si è presto pensato ingenuamente fin dove avrebbe potuto spingersi un computer, fino a che punto di sofisticazione avrebbe pututo arrivare un laptop, fino a che livello di tecnologia ci si sarebbe potuti spingere per un gingillo da tenere in mano.

Errore.

Oggi, riguardando le immagini, si vede nell’iPad un dispositivo facile, elementare. Ogni barriera è abbattuta. Non serve una scrivania, non serve una tastiera. Non serve sapere cosa è un plugin, non serve conoscere alcun comando, non serve capire nulla più di quanto non sia sotto i polpastrelli. Non ha prerequisiti.

Può mandare una email, può mostrare una mappa, può permettere la lettura di un libro, può mostrare un video, può sfogliare un album di fotografie. Si spinge addirittura a Skype per una telefonata. Ma si ferma prima di tutto ciò che possa essere complesso, approfondito ed anche solo minimamente elaborato.

Ecco dove si posiziona l’iPad. Non dove c’è il computer, ma in un’altra sfera: dove il computer non c’è. Dove non serve saperne di informatica per poter navigare. Dove non serve un investimento in tempo e prove per poter arrivare ad un risultato, godere di un contenuto o aggiornare un social network.

La casalinga di Voghera non ha mai acceso un pc, ma è curiosa. Perchè ne sente parlare. Ma probabilmente entro pochi mesi potrebbe essere iscritta a Facebook, chiamare con Skype, visualizzare filmati su YouTube. Il costo per tutto ciò è di 499 dollari e 10 minuti di “tap”, nulla più di quel che già non si fa con il televisore nuovo o con la lavatrice.

Ecco a chi potrebbe interessare davvero l’iPad: alla casalinga di Voghera. Se l’iPad arriverà fin lì, sarà rivoluzione.