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iAd: Apple sfida Google per la pubblicità mobile

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È stato annunciato ieri iAd, la mossa di Apple per la pubblicità sui dispositivi mobili, nella contesa con Google. Si tratta di una rete pubblicitaria in grado di interfacciarsi con applicazioni che ne danno la possibilità: in altre parole, come spiegato su oneApple, uno sviluppatore potrà decidere se integrare la pubblicità proveniente da iAd nel software che realizza.

I vantaggi vanno in quattro direzioni: l’utente non dovrà aprire un browser esterno per visualizzare la pubblicità, azione che spesso impedisce di tornare all’applicazione dove la si era lasciata, lo sviluppatore prenderà il 60% degli introiti e non dovrà più cercare chi voglia pubblicizzarsi con il suo software, Apple incasserà il restante 40% a fronte di uno sforzo ridotto e gli inserzionisti avranno un riferimento unico e sicuro per la pubblicità.

Non mancano comunque gli svantaggi: Apple si mette tra inserzionista e sviluppatore diminuendo potenzialmente i guadagni di quest’ultimo, non è ancora noto quanto sia invasiva la presenza di iAd nelle applicazioni e, trattandosi di pubblicità in formato video, potrebbe richiedere un traffico dati eccessivo o inutile, magari in grado di disincentivare gli utenti a visualizzare gli spot.

Ovviamente si resta nell’ambito della pubblicità per dispositivi mobili, un mercato piuttosto giovane dove Apple evidentemente non vuole perdere terreno. Spiega Steve Jobs che “sui dispositivi portatili la ricerca non è come sui computer di casa, si usano le applicazioni per trovare quello che interessa su Internet”. iAd arriverà con iPhone OS 4.

La sfida tra Apple e Google per la pubblicità, e non solo, non è certo una novità: nel novembre del 2009 Google ha acquisito la rete pubblicitaria AdMob per 750 milioni di dollari, battendo la concorrenza della rivale; in quell’occasione Jobs parlò di scippo (“Google came in and snatched them from us”), e Apple dovette ripiegare sulla rete pubblicitaria Quattro Wireless, al prezzo di 300 milioni. Con iAd Apple potrebbe riequilibrare la situazione, ora tocca a Google rispondere.

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