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La dipendenza dai contenuti pornografici analizzata dal prof. Paolo Renzi

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Come tutte le le grandi rivoluzioni, anche la diffusione della banda larga e dei sistemi informatici reca con sé alcuni rischi, dovuti in particolare al modo con cui l’utenza fa uso delle nuove tecnologie messe a disposizione.

In piena epoca Web 2.0, quando qualsiasi informazione risulta reperibile con un solo click, anche i contenuti pornografici non fanno eccezione. È proprio questa particolare e sempre più frequentata tipologia di siti e portali a far insorgere più di una preoccupazione, tanto da spingere un numero sempre maggiore di soggetti a esternare la propria dipendenza verso la fruizione di immagini e video a luci rosse, così come l’incapacità di limitare la propria presenza nelle chat room a sfondo erotico.

Secondo una dichiarazione del professor Paolo Renzi, ordinario di Psicologia Generale alla Sapienza, riportata sulle pagine di Ansa.it, è innanzitutto necessario distinguere l’oggetto della cosiddetta dipendenza dalle cause che portano all’insorgere di questa tipologia di disagio. Solo in questo modo sarà poi possibile pianificare interventi mirati ad aiutare i soggetti interessati.

È vero che il numero di persone oggi afflitte da questa e altre forme di new addiction è in costante aumento, ma ciò non deve indurre media e canali di informazione a demonizzare la Rete. Spesso, come spiega Renzi, si cita il fatto che la keyword “sex” sia una delle più ricercate sui motori di ricerca, ma ricerca e dipendenza non sono obbligatoriamente due fenomeni connessi tra loro.

Vanno poi analizzate le problematiche personali e comportamentali alla base di quanto accade, così come evidenziato nell’estratto di un intervento scritto da un utente su un forum di discussione dedicato all’argomento:

Prima di tutto è comodo e mette al sicuro dalla possibilità di essere rifiutati da una donna.

Il professore conclude il suo intervento chiarendo, qualora ce ne fosse necessità, che la dipendenza dalla fruizione di contenuti pornografici non ha alcunché da spartire con l’istinto che muove le azioni di chi pratica violenza sessuale. I primi, a differenza di questi ultimi, sono soltanto bloccati dalla difficoltà di vivere la propria sfera sessuale in modo completo.

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