QR code per la pagina originale

Plink e Google: prima premiato, poi acquistato

Google ha acquistato Plink, applicazione già premiata da Mountain View per la qualità e la peculiarità del servizio. Plink permette di fotografare un'immagine e di vederla riconosciuta dal sistema. La tecnologia sarà integrata nel progetto Google Goggles

,

Con la propria prima acquisizione firmata nel Regno Unito, ed in ossequio alla promessa di Eric Schmidt di chiudere una acquisizione al mese per il rilancio del gruppo dopo la stretta economica dei mesi passati, Google ha inglobato le offerte e gli asset dell’inglese Plink, una piccola start-up di appena 4 mesi ed attiva nello sviluppo di App per Android.

Peculiare il rapporto tra le parti: Google ha infatti prima premiato e poi acquisito il gruppo, conferendo dapprima 100 mila dollari per gratificare lo sviluppo dell’applicazione e chiudendo poi un vero e proprio acquisto il cui valore non è stato però comunicato. Il riconoscimento meritocratico è dovuto tanto alla qualità quanto alla peculiarità dell’applicazione con cui, tramite la videocamera di qualsiasi smartphone Android, l’utente può entrare in contatto diretto con un contenuto visuale di cui non si conoscono i dettagli.

L’idea è quella per cui confrontando una fotografia con un database di immagini è possibile risalire alla fonte per offrire all’utente informazioni aggiuntive. L’impegno di Plink nasce nel mondo dell’arte: un semplice scatto ad un’opera è in grado di riconoscere l’impronta dell’immagine, riconoscerla e mettere quindi l’utente in contatto con tutte le informazioni disponibile nel cloud a proposito dell’oggetto identificato.

Come funziona Plink

Come funziona Plink

L’applicazione rimane online, ma gli sviluppatori al momento spiegano di non avere update da proporre: il lavoro sarà d’ora in poi integrato con il Google Team ed eventuali novità verranno aggiunte soltanto nel tempo. Difficile al momento individuare fino a che punto Google intenda inglobare l’applicazione nei propri servizi, ma è noto da tempo l’impegno del gruppo non soltanto nel riconoscimento delle immagini, ma anche nell’integrazione della funzione stessa in ambiti differenti quali ad esempio la geolocalizzazione (lo scatto di panorami o edifici potrebbe garantire il riconoscimento di un luogo, un negozio, un edificio, un monumento o quant’altro). Mark Cummins e James Philbin, gli sviluppatori a capo del progetto, entrano infatti immediatamente nel team Google Goggles per concretizzare i progetti di “Visual Search” in atto a Mountain View:

Notizie su: