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Remedy ammette l’errore nell’impostare Alan Wake come un open world game

L'iniziale impostazione sandbox non poteva funzionare con il concept del gioco

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Oskari Hakkinen di Remedy Entertainment ha rilasciato una lunga intervista sulle pagine di Joystiq, nella quale parla di come lo sviluppo di Alan Wake abbia preso, nel corso degli anni, una piega radicalmente diversa rispetto a quella che rappresentava l’idea iniziale pianificata.

In un primo momento la software house aveva pensato a un’impostazione open world per il titolo, a causa di un sempre maggiore successo che allora riscontravano titoli di questo genere (Grand Theft Auto su tutti) e per sei mesi l’impegno del team è andato in questa direzione. Poi però è venuta a galla la necessità di adottare uno schema più lineare, che meglio si potesse adattare a una narrazione di stampo thriller.

Così i ragazzi di Remedy si sono visti costretti a limitare le possibilità offerte ai giocatori, per non correre il rischio di relegare la storia in secondo piano rispetto alle possibili azioni da compiere.

Nel corso dell’intervista, Hakkinen anticipa anche l’intenzione di sviluppare un seguito, un ipotetico Alan Wake 2, che prenda il via proprio laddove terminerà quanto narrato nel primo capitolo.

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