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Bit.ly piange Twitter ed accoglie Amazon

Il servizio Bit.ly perde uno dei principali capisaldi della propria offerta: Twitter ha comunicato la volontà di costruire short url di proprietà, evitando così un servizio già usato allo scopo da almeno 6000 altri gruppi attivi online

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Bit.ly, il più noto tra tutti i servizi che mettono a disposizione degli utenti le note “short url”, perde un caposaldo della propria attività. Twitter, infatti, è pronto a fuggire per offrire in cambio alla propria community una soluzione proprietaria. La comunicazione è avvenuta in occasione del Chirp, la conferenza di incontro tra il gruppo e la community degli sviluppatori.

Il ruolo di Bit.ly è quello di accorciare gli indirizzi del Web: la sua funzione è quella di un semplice traduttore che rende lunghe stringhe di testo in brevi codici privi di significato, qualcosa di estremamente utile tanto per i servizi aventi possibilità limitate, quanto per i servizi mobile su cui lunghe url possono diventare impossibili ostacoli per la digitazione. Su Twitter Bit.ly trovava collocazione naturale: i 140 caratteri dei tweet impediscono infatti l’uso di testo e url in contemporanea, ma l’effetto Bit.ly permetteva una sintesi utile e di grande penetrazione tra gli utenti.

L’ovvia manovra (ovvietà dovuta alla consuetudine ed allo stretto legame tra il network e gli short url) è però giunta: Twitter ha pensato di fagocitare la funzione e, mettendo in fuorigioco il servizio, ha annunciato di voler creare un servizio di short url proprietario. Ad oggi i termini del servizio non sono ancora chiari, ma si indicano in “twt.tl” e “twee.tt” le due possibili soluzioni già in mano al team. Così facendo Twitter avrà indirizzi brevi sotto proprio diretto controllo ed eviterà di disperdere le risorse concentrando maggiormente l’attenzione degli utenti verso il network.

Per Bit.ly rimangono comunque a disposizione le applicazioni esterne (le quali potrebbero decidere di evitare le soluzioni proprietarie di Twitter) ed altri mercati al di fuori del social network. 6000 gruppi in tutto si sarebbero già appoggiati alla versione “pro” del servizio, tra i quali grandi nomi del calibro di New York Times (nyti.ms), Huffington Post (huff.to ) o Techcrunch (tcrn.ch). L’ultimo della serie è Amazon, che esordisce su Bit.ly con il proprio amzn.to.

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