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Beppe Severgnini e Al Gore, la rete e il giornalismo

Una interessante intervista di Beppe Severgnini ad Al Gore è l'occasione per riflettere sul rapporto tra politica, giornalismo e cittadini. In questo meccanismo, infatti, si è inserita la Rete cambiando meccanismi decennali e consolidati

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Parlando nei giorni scorsi con Beppe Severgnini in una intervista esclusiva su SkyTg24, Al Gore ha presentato la propria idea circa il rapporto tra la rete ed il giornalismo, la rete e la libertà, la rete e la società. Al Gore era in Italia per partecipare al Festival Internazionale del Giornalismo, ma prima della tappa perugina v’è stata l’importante tappa di Roma nella quale Al Gore ha spiegato tutto il proprio credo nelle nuove forme del giornalismo.

Al Gore parla non soltanto in qualità di ex-vice Presidente degli Stati Uniti, ma soprattutto in quanto primo vero promotore delle “autostrade digitali” ed attuale primo rappresentante dell’idea Current Tv. Al Gore parte da quest’ultimo concept, sbandierando l’importanza di avere nel mondo dell’informazione delle fonti indipendenti ed in grado di muoversi al di fuori delle lobby o degli interessi delle proprietà. Al Gore ringrazia il team italiano di Current e promuove l’ardore messo in campo nella ricerca della verità, dell’indagine e della presentazione di una realtà alternativa al canovaccio solita del meccanismo giornali/tv.

Ma quest’ultima, ammette Al Gore stuzzicato da Severgnini, rimane sempre e comunque il player fondamentale. Questo perchè «30 secondi di pubblicità in tv sono per un politico USA questione di vita o di morte». E per conquistare i 30 fatidici secondi i partiti sono costretti a scendere a patti con le lobby, raccogliendo così i fondi utili per investire nella promozione. La tv è oggi uno strumento esperto e formato, ampiamente disponibile ed ancora oggi centrale nella formazione dell’opinione pubblica.

Internet, però, pone per la prima volta un punto interrogativo. Al Gore ricorda come in Italia come negli USA le tv ed i giornali pongano l’utente di fronte a verità parziali nel tentativo di formare l’opinione. Altrove (ed il riferimento è in questo caso chiaro: Chavez in Venezuela e Putin in Russia) le testate vivono sotto una spada di Damocle ed i giornalisti sono costretti a fornire verità preconfezionate. Le tv si aprono e si chiudono, quindi, mantenendo però costante il filtro che porta di fronte alla cittadinanza una realtà unica, posticcia e poco credibile. Poco credibile, ma l’unica disponibile e pertanto poco alla volta sublimata a forza in realtà nell’immaginario collettivo.

Al Gore considera la Rete uno strumento in grado di fornire agli utenti la possibilità di verificare. La cittadinanza critica, quindi, ha ora quel che serve per la formazione di una opinione propria. Tutto ciò avrà quindi giocoforza importanza nel lungo periodo, poichè d’ora in poi ogni politico dovrà confrontarsi con questa nuova realtà. Severgnini punge ancora: la Rete può diventare una facile via alternativa per aggirare il giornalismo e comunicare alle masse senza filtri? Al Gore è d’accordo, il rischio c’è. Ma il processo di maturazione è in atto. È probabilmente in questa necessaria maturazione del rapporto tra cittadini e giornalismo che la rete deve dimostrare di poter offrire qualcosa. Ed è in questa direzione che ha guardato parte della platea del Festival del Giornalismo di Perugia.

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